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venerdì 28 febbraio 2020

"38 LUGLIO" (Squallor) feat. Giul Gil Brezza from Pigri - Subtitles YTube

La voce di Giuliano Gil Brezza facente parte della Band, chiamata: complesso "LAMPO E I SUOI PIGRI" (anni '70)


"38 LUGLIO" (Squallor) feat. Giul Gil Brezza from Pigri - Subtitles YTube


Il mitico grande successo degli, allora emergenti, "Squallor" (1971/72/73), con la voce di Giuliano Gil Brezza della band "Lampo e i suoi Pigri" di Riccione (Flash and his Lazy Boys). Nelle sale da ballo, quante coppie, quanti innamorati abbiamo fatto ballare con questo "lento"! E contemporaneamente fatto divertire.. anche chi non ballava! Era molto richiesto e molto gradito.

Video provvisto di sottotitoli-YouTube.

"38 luglio" è stato scritto da Daniele Pace e musicato da Giancarlo Bigazzi, Totò Savio e Antonio Virgilio Savona del Quartetto Cetra, e recitato da Alfredo Cerruti.

Il brano narra le vicende di "un elettrotecnico che seppe inventare la pila, non pochi ci riuscirono, ma fu lui che la inventò". Il testo fa enorme affidamento al nonsenso, a partire dalla data che dà il nome alla canzone (per l'appunto, il 38 luglio), ma al contrario di quella che poi diventerà una delle caratteristiche principali degli Squallor, non vengono mai pronunciate parolacce o termini particolarmente volgari. Questo fatto rende 38 luglio una delle poche canzoni degli Squallor ad aver ottenuto dei passaggi radiofonici anche su emittenti nazionali. (da W.)"

sabato 25 gennaio 2020

I NUOVI DISCHI IN VINILE SONO UNA FREGATURA


I NUOVI DISCHI IN VINILE SONO UNA FREGATURA
 
Che siate giovani in cerca di nuove esperienze tecnologiche o ultracinquantenni che sperano di rallentare la senescenza recuperando il giradischi di gioventù dalla cantina, sconsiglio di comprare dischi di vinile di nuova produzione, quelli che ormai si trovano persino nei centri commerciali e che costano sedici, venti, addirittura cinquanta euro, che si tratti di ristampe di vecchi titoli o di nuove produzioni viniliche parallele alla pubblicazione su Cd e/o download.
Vi spiego perché.
Per quel che riguarda le ristampe di vecchi titoli, quelli pubblicati in vinile fino alla fine degli anni ottanta, il primo motivo per cui non ha senso comprare un‘edizione attuale è il più ovvio: non ha senso pagare 19,90 euro la ristampa vinilica di Steppenwolf di Peter Maffay (1979) quando l‘originale uscito quarant‘anni fa si trova ai mercatini a un euro, e online persino a 10 centesimi, spesso in condizioni ottime.


Perché spendere 24 euro per un vinile, quando ai mercatini si può comprare a un euro? (foto dell’autore – Mercatino delle pulci di Kennedy Platz, Berlino)
Poi quasi sempre la stampa originale è migliore di quella attuale. I macchinari in uso oggi sono quelli scampati alla distruzione alla fine degli anni novanta, hanno alle spalle la stampa di decine o centinaia di milioni di copie, e pur con la migliore manutenzione non sempre riescono a garantire la potenza di pressaggio necessaria. In generale sono macchine che fanno quello che possono, con pezzi di ricambio perlopiù cannibalizzati da presse fuori uso. A questo si aggiunge che pur di giustificare i prezzi audiofili (anche 50 euro per un disco che alla fabbrica costa un euro di media) alcune etichette stampano dischi molto spessi, da 180 e persino 200 grammi (contro i 140-120 grammi dei vecchi dischi), che in teoria dovrebbero essere maggiormente resistenti alle ondulazioni e per qualche motivo esoterico dovrebbero suonare meglio di quelli sottili degli anni settanta. Ma, a parte il fatto che anche il più sottile dei dischi si piega solo se lo lasci al sole, queste edizioni per eletti suonano spesso peggio di quelle normali: già le presse faticano a stampare un disco di spessore normale, figuriamoci uno così impegnativo.


Un altro indotto creato dalla moda del vinile: i preamplificatori per giradischi costano da 20 a 5.000 euro, ma dentro ci sono sempre più o meno gli stessi componenti (nella foto i preamplifcatori in uso da Seventies Berlin – The Vinyl Radio)
Un altro motivo per cui è quanto meno rischioso comprare una ristampa di un vecchio titolo è il cutting: l’incisione della cosiddetta lacca, il disco originale da cui si otterrà la matrice per la duplicazione, un’operazione che nel periodo della produzione industriale del vinile era compiuta da professionisti esperti. Non solo il nastro originale va valutato per verificare che l’ingegnere di mastering abbia ottimizzato la registrazione per il vinile (un errore, e la puntina di incisione da 10.000 euro si frantuma),  ma il tecnico deve anche costantemente seguire con un microscopio (la cui immagine è perlopiù proiettata su un monitor) l‘andamento dell‘incisione, avvicinando e allontanando manualmente i solchi a spirale mentre scorre la musica, a seconda della situazione sonora: un passaggio sonoro complesso e forte richiede solchi ben distanziati, un pianissimo permette di risparmiare spazio. È un mestiere non facile, bisogna conoscere bene le tracce che si sta incidendo (si deve sapere che fra dieci secondi arriva un colpo di batteria e preparare i solchi) e si deve sapere come ottimizzare i livelli sonori rispetto alla durata e allo stile musicale del disco. È tecnica, arte ed esperienza in pari misura, ed è un compito di responsabilità anche dal punto di vista economico: se si commette un errore in incisione bisogna ricominciare da capo, mezz’ora di lavoro buttata via e una costosissima puntina di incisione usurata inutilmente. Su YouTube troverete decine di video dimostrativi del funzionamento di un tornio di cutting, ma siccome sono quasi tutti pubblicitari vi propongo questo muto di trenta secondi: la luce a sinistra è quella della telecamera che riprende i solchi man mano che sono creati, a destra si vede la testina di taglio. Nel corso dei decenni sono stati sviluppati strumenti atti a facilitare il lavoro del cutter: la Denon aveva a un certo punto messo sul mercato un sistema che permetteva di ascoltare con dieci secondi di anticipo ciò che sarebbe stato inciso, permettendo di regolarsi con comodo e senza conoscere i brani a priori, e di recente ho letto di macchine computerizzate in grado di autoregolare il procedimento in base alla musica, ma ne ho solo letto.


Geoff Emerick
 (l‘ingegnere del suono che ha registrato tutti i dischi dei Beatles, tranne Let It Be, scomparso lo scorso 10 ottobre), nel suo bel libro Here, There and Everywhere racconta che tra una sessione in studio e l’altra si occupava personalmente del cutting delle lacche, il che evidenzia la criticità dell‘operazione e spiega perché le prime edizioni dei Beatles suonino così bene. Alcuni collezionisti pignoli selezionano l’edizione da comprare di un certo disco anche basandosi su chi ne ha realizzato il cutting, identificato da iniziali, simboli semisegreti o firme incisi a mano tra i solchi di fine disco. Non che oggi non esistano bravi ingegneri di cutting, al contrario, ma se non si va sul sicuro, il rischio di comprare un disco inciso male esiste.


Il libro di Geoff Emerick di cui consiglio la lettura. L’autore è purtroppo scomparso a inizio ottobre 2018
C‘è poi un motivo di ordine filosofico. Dicono: ah, il suono analogico del vinile! Già, solo che pressoché nessuna fabbrica attuale ricava le matrici dei vinili dai nastri originali: oggi i vinili sono quasi tutti stampati partendo da una fonte digitale, a volte persino da file mp3 inviati per email. Diranno che non ha importanza, importa che una volta rimodulato dal supporto vinilico, il suono è comunque più bello, più morbido, più caldo. Può darsi, tuttavia penso che se si accetta di introdurre il digitale nella catena di produzione teoricamente analogica, tanto vale piazzare un filtro digitale da poche centinaia di euro nel proprio impianto stereo che riproduca l‘effetto vinilico. Esistono sì piccoli studi in grado di realizzare matrici partendo dal nastro, certo sono più costosi, e resta il fatto che nei grandi stabilimenti di pressaggio di nastri non ne ho ancora visti.


Postazione di digitalizzazione vinili per la successiva trasmissione (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)
Insomma, un vecchio disco costa quasi sempre molto meno, ha più senso e suona probabilmente meglio di una ristampa moderna se non altro perché è l‘ultimo anello di una catena produttiva industriale organica nella quale ogni operazione era affidata ai migliori professionisti, che lavoravano con macchinari dalla manutenzione perfetta. Aggiungo che per motivi non sempre chiari (forse mescole di vinile di bassa qualità oltre alla solita pressione di stampa inadeguata), a volte i dischi di nuova produzione sono rumorosi, Hanno cioè un soffio pronunciato o un rombo insistente, o rumori come quelli prodotti da una superficie graffiata. Per non parlare di quelli colorati e dei picture disc, che hanno sempre suonato e continuano a suonare male, non comprateli, né vecchi né nuovi.


I dischi pop presentano di norma cinque tracce a facciata; dischi con un numero maggiore di tracce, come alcune compilation, suonano sicuramente così così (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)
Vediamo ora perché evitare anche le nuove produzioni proposte su vinile. Diversi gruppi e cantanti contemporanei si fanno un punto di onore il pubblicare le loro novità anche su disco, accanto a mp3 e Cd: l’insensatezza della cosa, prescindendo dalla moda, mi pare notevole. Le tecniche digitali audio sono molto più difficili da padroneggiare rispetto ai vecchi mixer analogici e registratori a nastro, ma dopo un paio di decenni di tentennamenti, ora dagli studi migliori escono registrazioni digitali perfette (non quelle di musica classica, che continuano a essere in media scarse). Registrazioni che per essere travasate su vinile vanno limate se non mutilate: i bassi diventano monofonici, la dinamica va adattata alle limitate risorse del supporto, alcune frequenze vanno esaltate, l’ordine dei pezzi va pensato considerando che le tracce interne suonano peggio di quelle esterne eccetera. Quello che in digitale suona magnificamente, su vinile suona benino. Come comprare una Bmw Serie 3 e poi sostituirne il motore con quello di una Alfasud. Non andate a spendere trenta euro per una nuova release che in download o Cd ne costa nove, e niente se la scaricate da YouTube.


Per essere trasferita su vinile, una registrazione digitale va adattata in postproduzione, deteriorandola (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)
Esiste una eccezione a questo discorso, riguarda le registrazioni perlopiù jazz che ancora sono realizzate in analogico e trasferite da nastro su vinile. In tal caso sì, può valer la pena spendere qualcosa di più. Però bisogna conoscere le etichette, perlopiù piccolissime, per andare sul sicuro. Non dimenticate che tutta questa faccenda del vinile è soprattutto una enorme trovata commerciale, non è che gli inventori dei Cd fossero degli sciocchi senza orecchie, come molti audiofili vorrebbero far credere, anche se è vero che Il Cd è stato male utilizzato, come spiegherò in un prossimo articolo.


Mixer analogico di distribuzione e messa in onda (foto Seventies Berlin – The Vinyl Radio)
Da questo breve discorso si evince che le nuove produzioni conviene comprarle su Cd o download. Per quelle vecchie, in linea di massima è bene prenderle su vecchio vinile, non su nuovo e neppure su Cd, ma esistono eccezioni: per esempio l’edizione su Cd di The Kick Inside, di Kate Bush del 1979, suona meravigliosamente bene, come anche la serie jazz rimasterizzata per il CD da Rudy Van Gelder. Di questo e di altri argomenti vinilici parlerò in prossimi articoli. Intanto godetevi Wuthering Heights, tratto dal disco citato di Kate Bush: dopo quarant’anni mi dà ancora la pelle d’oca.

Siccome siamo in tempi di gente che si incavola facile: quanto scritto esprime la mia opinione, maturata in decenni di frequentazione di sistemi audio amatoriali e professionali. Non escludo che esistano produzioni viniliche contemporanee di altissimo livello e prezzo contenuto, nel qual caso sarò più che lieto di recensirle favorevolmente smentendomi parzialmente.
(Salvo diversa indicazione, le immagini sono state gentilmente fornite da Seventies Berlin – The Vinyl Radio).



sabato 30 novembre 2019

Fabio Castellucci bloccato più volte continua a tribolare sul facebook

il nostro politico Fabio Castellucci
Fabio Castellucci continua a tribolare e sfogarsi inutilmente sul FACEBOOK! Comunque dovremmo cancellarci tutti da lì, oggigiorno!
Ma dobbiamo rendergli atto che i suoi articoli e previsioni di qualche anno fa, sul M5STELLE si sono avverati tutti. !!!

Ci aveva avvisati, ma non gli abbiamo dato ascolto... e questa situazione ci sta davvero bene a noi tutti!

Leggiamo un messaggio che scrisse agli amici, a quel tempo nel suo Facebook, dopo che era stato bloccato per l'ennesima volta per altri 30 giorni:

«Come vi avevo anticipato, mi hanno ribloccato perchè attacco Obama e lo descrivo come "Ne-gr-ac-ci-o-di-me-rd-a" citando le parole dei neri d'America che LUI ha tradito.
La storia è sempre la stessa:
centinaia di grullini-piddini VIVONO solo per segnalarmi a FB.
FB è un sistema idiota: se in tanti ti segnalano, TU hai torto e vieni bloccato.
Qui esiste un DOPPIO problema.
1) La gestione FB è del tutto a protezione degli interessi della finanza merdosa, E QUINDI mentre nazisti di tutti i tipi inneggiano a Hitler e alla razza eletta, senza conseguenze, se io le canto a Obama ed al suo sistema inumano, vengo bloccato;
2) l'alleanza "di fatto" "GRULLINI-PIDDINI" è sempre più evidente.
Tutti e due prendono ordini dagli stessi padroni (Finanza massonica Usa-Uk) e quindi, siccome io lo denuncio e lo PROVO da sempre, grullini&piddini mi odiano.
Perchè gli rompo il culo nei FATTI!
NON potendo contrastarmi ad ARGOMENTI, mi fanno bannare.
MA IO USO I MIEI AMICI PER DENUNCIARLI, SULLA MIA BACHECA, ANCHE DA BANNATO!" 

(firmato): Fabio Castellucci


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DIAMO UNA OCCHIATA AL SUO BLOG ANCORA LEGGIBILE MA NON AGGIORNATO

Leggete quello che scrisse già nel 2017, PRIMA DELLE ELEZIONI DEL MARZO DEL 2018, a proposito del M5S, Di Maio e Euristi traditori ("La parabola discendente del M5S si può invertire Espellendo DI MAIO&tutti gli EURISTI TRADITORI")

CLICK QUI>> https://fabiocastellucci.wordpress.com/author/fabiocastellucci/



ATTENZIONE
per chi vuole leggere Fabio Castellucci stando fuori dal facebook ,

vai qui:
CLICK>> https://const.m.miraheze.org/wiki/Fabio_Castellucci


COMUNQUE, CARO FABIO CASTELLUCCI, IO SONO SEMPRE STATO DALLA TUA PARTE E SE MI HAI BLOCCATO AVRAI AVUTO I TUOI MOTIVI.. PERO' SENZA CONSIDERARE CHE QUALCUN ALTRO AL MIO POSTO TI AVEVA ATTACCATO, FACENDOTI SBAGLIARE PERSONA.. oppure avevi frainteso qualcosa senza chiedermi le dovute spiegazioni. Va bene lo stesso. Buona fortuna. CIAO .. E CHE DIO DELL'UNIVERSO SIA CON TE. (Giuliano Gil Brezza)

martedì 19 novembre 2019

La vitamina D e la nostra salute. Integratori e il sole. Ci rubano il sole, perché?

LA VITAMINA D, COSA NE SAI?

"...... Le principali funzioni biologiche della vitamina D sono

mantiene normali i livelli di calcio e fosforo nel sangue e favorisce l’assorbimento del calcio contribuendo a formare e mantenere le ossa sane e a contrastare l’osteoporosi e fratture
Rafforza il sistema immunitario
Previene il cancro al seno, del colon-retto e della prostata
Previene e tratta diabete, ipertensione, sclerosi multipla
Cura i disturbi dell’umore e l’ipotiroidismo
E’ poco risaputo inoltre che la vitamina D è il più potente antiaging esistente al mondo e che la sua carenza fa aumentare la mortalità. Uno studio infatti ha dimostrato che la carenza di vitamina D è molto diffusa ed associata ad un aumento della mortalità tra gli anziani nelle case di cura.

Sei depresso? Sei ansioso? Sai quale è il tuo valore di 25OHD?

Se non lo sai basta fare l’esame del sangue. Se hai un valore

inferiore a 20 ng/ml (40 nmol/l) carenza grave
tra 20 e 30 ng/ml  carenza lieve
tra 30 e 80 ng/ml valore ottimale
Non bisogna superare i 100 ng/ml (200 nmol/l) perché altrimenti la vitamina D è tossica. La dose giornaliera da assumere secondo diversi medici varia da 400 UI a 8.000 UI al giorno, e il valore varia molto perché ogni ricercatore ha avuto risultati diversi poiché l’assimilazione e l’attivazione degli integratori di vitamina D dipendono dallo stato di salute dei reni e del fegato.

Come riequilibrare la vitamina D? L’ideale è esporsi al sole 20 minuti al giorno (non solo il viso). Assumere vitamina D secondo le dosi riportate sulla confezione è generalmente sicuro ma se vogliamo avere effetti terapeutici dovremmo affidarci ad un medico esperto che la conosce e che saprà dirci come far salire il livello plasmatico di vitamina D senza problemi. "

LEGGI TUTTO QUI:
https://www.arc-laban.it/news-posts/la-vitamina-d-cosa-ne-sai/

E ASCOLTIAMO QUESTO BELLISSIMO SERVIZIO DELLA NUTRIZIONISTA "Monica Miselli"


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L’IMPORTANZA DEL SOLE
PER LA NOSTRA SALUTE
Che ci crediate alle scie chimiche, oppure no, poco importa, supponiamo pure che le lunghe strisce bianche che permangono ore ed ore nei nostri cieli siano solo “scie di condensazione”, semplice vapore acqueo, questo non giustifica certo l’oscuramento quotidiano della luce solare, essenziale per mantenerci in buona salute fisica ed emotiva.
SEGUE QUI:
https://laforzadellaverita.wordpress.com/2019/06/06/limportanza-della-vitamina-d/

venerdì 15 novembre 2019

Infezione, flogosi della vescica (cistite) e prevenzione tumori conseguenti


Infezione della vescica

La cistite è l’infezione della vescica.
  • Generalmente la cistite è di origine batterica.
  • I sintomi più comuni sono un bisogno frequente di urinare e dolore o bruciore alla minzione.
  • Il medico spesso può basare la diagnosi sui sintomi, ma in genere esamina un campione di urina.
  • L’infezione, e spesso i sintomi, devono essere trattati farmacologicamente.


Cause



Cause di infezione della vescica nelle donne


La cistite è frequente nella donna, soprattutto nell’età riproduttiva. Alcune donne hanno episodi ricorrenti di cistite. La suscettibilità delle donne è dovuta a diverse cause, come la brevità dell’uretra e la vicinanza dell’uretra alla vagina e all’ano, dove i batteri sono normalmente presenti. Un’altra causa è rappresentata dai rapporti sessuali, perché il movimento può provocare piccole lesioni uretrali con tendenza alla risalita batterica in vescica. Le donne in gravidanza sono particolarmente soggette alla cistite, perché la gravidanza ostacola lo svuotamento vescicale.

L’uso del diaframma aumenta il rischio di cistite, probabilmente per il fatto che lo spermicida usato con il diaframma distrugge la normale flora batterica vaginale e permette la proliferazione dei batteri comunemente responsabili delle cistiti. Anche il rapporto sessuale con un partner che usa il preservativo ricoperto di spermicida può aumentare il rischio.

La diminuzione della produzione di estrogeni che si verifica dopo la menopausa può assottigliare i tessuti vaginali e vulvari attorno all’uretra (vaginite atrofica e uretrite atrofica), con conseguente predisposizione femminile a ripetuti episodi di cistite. Inoltre, il prolasso uterino o vescicale può causare uno scarso svuotamento della vescica e predisporre alla cistite. Un utero o una vescica prolassati sono più comuni fra le donne che hanno avuto più parti.

Raramente, compare una cistite ricorrente a causa di un tramite patologico tra vescica e vagina (fistola vescico-vaginale).
====== omissis ===== (per leggere tutto vai QUI)

Prevenzione


Se una donna ha la tendenza a sviluppare infezioni della vescica successivamente a rapporti sessuali potrebbe essere opportuna l’assunzione di una dose di antibiotico immediatamente dopo il rapporto. Sarebbe opportuno evitare l’uso di spermicidi e diaframma e i soggetti di sesso femminile dovrebbero urinare il prima possibile dopo il rapporto.

I soggetti con frequenti infezioni vescicali possono seguire una terapia antibiotica continua a basse dosi. In caso di assunzione regolare di antibiotici per prevenire le infezioni della vescica, è necessario discutere delle opzioni contraccettive con il proprio medico. Le donne in post-menopausa con infezioni frequenti della vescica e con vaginite o uretrite atrofica possono trarre beneficio dalla applicazione di creme a base di estrogeni alla vulva od ovuli di estrogeni inseriti in vagina.

L’aumento dell’apporto di liquidi contribuisce a prevenire la cistite. L’azione pulente dell’urina è utile per allontanare molti batteri dalla vescica. Le difese naturali del corpo eliminano il resto dei batteri. Si ritiene comunemente che pulire le parti intime dall’alto verso il basso ed evitare di indossare indumenti intimi stretti e non traspiranti possa aiutare le donne a prevenire le infezioni vescicali. Non è comunque chiara l’efficacia di queste strategie.

Sapevate che...

  • Non è chiaro se pulire le parti intime dall’alto verso il basso o evitare di indossare indumenti intimi stretti e non traspiranti, possa aiutare le donne a prevenire le infezioni vescicali.
  • Non vi sono prove a supporto della prevenzione offerta dal consumo di succo di mirtilli.

Prevenzione delle infezioni vescicali nelle donne


Nelle donne che vanno incontro ogni anno a tre o più episodi di cistite, sono utili i seguenti provvedimenti:
  • Aumentare il consumo di liquidi
  • Urinare frequentemente
  • Urinare entro breve tempo dopo un rapporto sessuale
  • Evitare l’uso di creme spermicide (associate a un diaframma e/o al preservativo come contraccettivo)
  • Assumere antibiotici in maniera continuativa a basse dosi
  • Per le donne in post-menopausa con vaginite atrofica o uretrite atrofica, applicare una crema a base di estrogeni sulla vulva o inserire ovuli a base di estrogeni in vagina


COME PREVENIRE LE INFEZIONI ALLA VESCICA:

Una infezione della vescica, si verifica quando i batteri nocivi entrano l’uretra e risalgono nella vescica. Tutti possono sviluppare questo genere di infezioni, ma solitamente le donne ne sono più inclini. 
Anche l’invecchiamento, un intervento chirurgico del tratto urinario, l’ aver portato un catetere urinario, anomalie varie del tratto urinario, avere un’ uretra ristretta, un ingrossamento della prostata ( nel caso degli uomini), l’ incontinenza fecale e condizioni come la gravidanza e il diabete, hanno un ruolo chiave nell’aumento di rischio di contrarre questo tipo di infezioni. 

Quando si ha un’ infezione della vescica in atto, è possibile che si verifichino sintomi come urina torbida, sangue nelle urine, , dolore o sensazione di bruciore durante la minzione, un bisogno frequente di urinare e la pressione nel basso addome. È possibile fare alcuni cambiamenti nella dieta e stile di vita per ridurre la probabilità di contrarre una infezione della vescica. 

Vediamo insieme allora come prevenire le infezioni alla vescica:

per ridurre il rischio di sviluppare un’ infezione della vescica, soprattutto se ne soffrite spesso, assicurarsi di bere una grande quantità di acqua durante il giorno, almeno 8-10 bicchieri di acqua al giorno. 
Si possono anche bere zuppe, tisane e brodi per aumentare l’assunzione di liquidi. 

Il mantenimento di una buona igiene è importante per la vescica, così come la salute generale, preferendo la doccia al bagno. 
Mantenere una vescica piena per lungo tempo o ritardare il bisogno di urinare può contribuire ad una infezione della vescica, quindi liberatevi, appena ne avvertite l’ esigenza. 
Una delle principali funzioni del sistema immunitario è quella di prevenire e combattere le infezioni. Quindi, è necessario rafforzare il sistema immunitario, includendo alcuni alimenti immunostimolanti nella vostra dieta. 

Indossare abiti fatti di materiali come il cotone, che permettono alla pelle di respirare può aiutare ad evitare l’umidità, mantenendo così i batteri a bada. 

Mangiare yogurt probiotico ogni giorno è un altro passo di prevenzione per le infezioni della vescica. Esso contiene miliardi di batteri amici che aiutano a combattere i batteri che causano le infezioni. 

Diversi alimenti e bevande comuni possono irritare la vescica e aumentare il rischio di sviluppare infezioni, si dovrebbero quindi evitare tali sostanze irritanti come tè e caffè che contengono caffeina.


Complicanze ed interventi. Sentiamo l'urologo: CLICK QUI

La TV ci dice chi odiare. Lavaggi cerebrali. Karl Popper ci aveva avvertito.


In molti hanno sostenuto, talvolta con un pizzico di ironia, che la vera unità d’Italia sia merito di Mike Bongiorno e non di Garibaldi o Cavour, grazie alla sua trasmissione "Lascia o raddoppia?" 
Fu quel programma a diffondere la lingua italiana in tutto il Paese, facendola conoscere a una parte della popolazione che ancora negli anni Cinquanta si esprimeva solo con il dialetto. Pochi anni dopo, dal 1960 al 1968, arrivò il programma "Non è mai troppo tardi", in cui il maestro Alberto Manzi insegnava le nozioni base dell’italiano a coloro che, pur avendo superato l’età scolare, non le conoscevano.
Lascia o raddoppia?, 1956
Con l’avvento delle televisioni private, però, qualcosa è cambiato. Dovendosi sostenere con la sola raccolta pubblicitaria, queste hanno cominciato a tener conto soprattutto degli indici di ascolto, non sempre legati alla qualità di quanto messo in onda. Anche la Rai, inseguendo le televisioni commerciali sul loro terreno, ha abbassato il livello culturale dei propri programmi e del suo pubblico.

Sul lungo periodo questo impoverimento intellettuale degli spettatori può avere un effetto grave sull’intera società, secondo quanto sostiene il filosofo austriaco Karl Popper, che da giovane aveva collaborato con lo psicoanalista Alfred Adler. 

Con lui si era occupato, per conto della Società di psicologia individuale comparata, di bambini con difficoltà di apprendimento: da questa esperienza ebbe origine il suo interesse verso le problematiche educative e la proposta di istituire “una patente per fare la televisione”. Le ragioni di questa presa di posizione, che potrebbe assomigliare alla volontà di censura, si trovano nel suo saggio Cattiva maestra televisione del 1994. La provocazione lanciata nello scritto è giustificata dalla volontà di Popper di difendere la libertà dei singoli e delle loro menti.

Popper, infatti, attribuiva alla televisione la capacità di agire in maniera inconscia sul pubblico, imponendo modelli di riferimento e gusti individuali e spingendolo ad adeguarsi in modo passivo a certi standard di opinione e di comportamento. Il filosofo era convinto che attraverso programmi diseducativi il sistema televisivo sia in grado di diffondere la violenza nella società, provocando “una perdita dei sentimenti normali del vivere in un mondo bene ordinato in cui il crimine sia una sensazione eccezionale”. Il meccanismo si aggrava nel caso dei giovani che, essendo più influenzabili, rischiano di confondere la finzione con la realtà, cedendo a una visione irreale della vita.


A sostegno della sua tesi, Popper richiamava la sua esperienza nella cura di bambini con disturbi originati proprio dalla violenza quotidiana nelle loro case. Per questo considerava estremamente dannoso permettere al mezzo televisivo di diffondere la violenza anche nelle famiglie che non ne sono direttamente toccate. 

La sua capacità di anestetizzare lo spirito critico e di addormentare le masse diventano per Popper anche uno strumento di controllo politico, in grado di minare alla base lo Stato di diritto. 
“Ora è accaduto che questa televisione sia
diventata un potere politico colossale, potenzialmente si potrebbe dire anche il più importante di tutti, come se fosse Dio stesso che parla. E così sarà se continueremo a consentirne l’abuso. Essa è diventata un potere troppo grande per la democrazia. Nessuna democrazia può sopravvivere se all’abuso di questo potere non si mette fine. Credo che un nuovo Hitler con la televisione avrebbe un potere infinito”, ha scritto il filosofo.

La proposta di Popper di rilasciare un’autorizzazione specifica alla fine di un corso per responsabilizzare i produttori televisivi, e renderli consapevoli del loro ruolo di educatori, è dovuta alla consapevolezza che spesso gli autori sacrificano la qualità dei loro prodotti per l’audience. Non vuole dunque limitare la libertà, ma preservarla dal totalitarismo televisivo, molto più complesso ed efficace di quelli conosciuti fino a ora nella storia. Popper rispose ai suoi critici in un’intervista per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche di Rai Educational del 1993: “Bisogna privare il consumatore del suo piacere? Sì, se il suo piacere costituisce un pericolo per gli altri. […] Certe persone, con il loro atteggiamento di rifiuto della violenza, non diventerebbero pericolose anche se vedessero le peggiori cose alla televisione, mentre altri possono esserne influenzati.


Anche il cinema è stato coinvolto nella discussione. Durante la stessa intervista, gli venne chiesto se sia necessaria una patente anche per produrre film. La risposta di Popper non lasciò spazio a fraintendimenti: a differenza della televisione, disse il filosofo, il cinema è meno incisivo nella vita di tutti i giorni. Questo perché “bisogna darsi la pena di andare e non si resta normalmente più di due ore o di due ore e mezzo”. Perciò, anche se è opportuno intervenire in futuro anche in questo settore, il problema del piccolo schermo resta di maggiore urgenza e di più complessa risoluzione.



Intanto, la teoria popperiana sembra trovare riscontro nella realtà. La televisione si è dimostrata capace di creare bisogni fittizi, distruggere le diversità locali, svuotare di significato culture con centinaia di anni alle spalle e, soprattutto, di incattivire il telespettatore. 
Per averne la conferma basta guardare una puntata di programmi come La Corrida, Ciao Darwin o Avanti un altro!, che basano il loro successo sul sadismo del pubblico, pronto ad assistere divertito alle performance grottesche dei partecipanti.
La volontaria umiliazione dei concorrenti raggiunge un livello più grave andando a toccare la questione della privacy, ancora più minacciata con l’avvento della società dello spettacolo. 


Nel campo dei talk show, un caso esemplare è quello di Live – Non è la D’Urso, dove personaggi famosi o aspiranti tali rivelano retroscena intimi della loro vita privata. Come ha dimostrato il recente caso Pamela Prati, se non hanno uno scoop abbastanza importante da gettare in pasto all’opinione pubblica, possono arrivare a inventarlo.

Come temuto da Popper, la televisione sta davvero inebetendo i suoi spettatori.


 Nel 2018, una ricerca della società britannica Ipsos Mori ha messo in luce come gli italiani siano il popolo più ignorante in Europa, soprattutto per quanto riguarda la percezione dell’attualità. La causa principale del record negativo è la cattiva informazione televisiva, che distorce la comune percezione della realtà con false notizie. 
La scuola, in questi casi, non può essere la sola soluzione. 
Un ruolo importante va attribuito proprio alla televisione, che dovrebbe anche educare attraverso programmi di approfondimento culturale, alla portata di tutti e programmi appassionanti!

Ora più che mai abbiamo bisogno di un nuovo Alberto Manzi. Ne perderà l’audience forse, ma ci guadagneranno gli italiani.