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sabato 8 settembre 2018

Una conversazione con il dottor Mozzi. Dieta del corpo


Nei discorsi di Piero Mozzi la natura è sempre presente, maestra di vita generosa ma esigente. Guai ad andarle contro. Ed è quello che sta facendo l’Occidente, e non solo. Per questo non c’è un bel futuro, specie quando sentiamo il dottor Mozzi profetizzare che “le malattie avranno il sopravvento, e l’Occidente andrà in crisi nera”: con il diabete – solo per dirne una – che “tra un po’ arriva al dieci per cento, ed è una malattia la cui predisposizione si stampa nel dna”, come pure l’ipertensione, le malattie cardiocircolatorie.
Eppure alla fine della conversazione si può arrivare alla conclusione opposta. Il futuro può essere un bel futuro, e la ragione è – ascoltando bene il dottor Mozzi – che abbiamo tutte le conoscenze e gli strumenti per costruirlo bene. Sta a noi farlo.
65 anni, barba bianca e folta, occhialini, fisico asciutto, gruppo zero negativo, padre di Martino ed Ester, avuti con Velia ex insegnante,, il medico che non ha mai indossato il camice, mai prescritto un’analisi, un antibiotico, il dottore che insegna a curarci da soli, vive con la famiglia alle Mogliazze, un borgo composto da un pugno di case in pietra sulle pendici dell’Appennino, otto chilometri sopra il comune di Bobbio. Ci venne nel 1974, nel 1978 fondò la cooperativa Le Mogliazze, dal nome, appunto, del borgo.
Nel corso del tempo la maggior parte delle case e dei terreni circostanti è stato acquistato dalla cooperativa. Il villaggio è stato pian piano restaurato e i terreni intorno recuperati. Arrivarci, non è una passeggiata. Una stradina stretta, ripida e mal messa la collega a Bobbio, un bel paese di una parte dell’Emilia da scoprire per la sua bellezza e l’eleganza ben tenuta dei suoi antichi borghi.
Quando si parla di dieta, inevitabile pensare a metodi per perdere peso, con prescrizioni, rinunce e privazioni. Chi si rivolge a Mozzi e segue i suoi consigli, sa che è un modo per vivere “in ascolto” del proprio corpo. “Se ci ascoltassimo di più, se impiegassimo più tempo a capire i segnali del corpo e ad agire di conseguenza, si potrebbero evitare le pandemie di malattie croniche che stanno affliggendo il mondo occidentale”.

(SEGUE QUI )


domenica 12 marzo 2017

Kinder Gransorpresa: l’uovo di Pasqua della Ferrero ha sorprese davvero!

(FONTE) : http://www.ilfattoalimentare.it/kinder-gransorpresa-denominazione.html

Kinder Gransorpresa: l’uovo di Pasqua della Ferrero ha una denominazione complessa. Risponde l’avvocato Dario Dongo

Kinder Gransorpresa: l’uovo di Pasqua Ferrero ha una denominazione corretta?
Mentre spulciavo nel web notizie sulle uova di Pasqua ho ritrovato un vostro articolo con un nota sugli ovetti della Ferrero. Lasciando perdere ogni considerazione sui prezzi che in generale sembrano legati ai personaggi e alle sorprese, riguardavo l’etichetta dell’uovo Kinder Gran Sorpresa e mi chiedo se sia corretta la denominazione commerciale che compare sull’etichetta del prodotto: “uovo dolce con sorpresa ricoperto di cioccolato finissimo al latte’” a cui segue la scritta “con cioccolato solo puro cacao”. - firmato: Attilio
Risponde l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare.
Ai sensi del regolamento UE 1169/11 (vedi ebook “L’etichetta”), il cosiddetto “Food Information Regulation”, la denominazione dell’alimento – prima informazione obbligatoria, da collocare nello stesso campo visivo della quantità netta – è quella legale. In mancanza di questa, la denominazione da impiegare  è quella usuale; ove non esista o non sia utilizzata una denominazione usuale, si propone  una frase descrittiva.
Nel caso di specie, (1) le uova pasquali sono prive di una denominazione legale. Se viceversa si volesse ipotizzare l’esistenza di una classificazione merceologica usuale, essa dovrebbe venire ricondotta a un guscio di cioccolato (sia pure nelle varianti “al latte” o “con nocciole”), come accade per la quasi totalità dei prodotti disponibili sul mercato nazionale. (2) Ci si deve perciò riferire a una denominazione descrittiva, che non si ritiene possa venire assolta dalla sola citazione della forma del prodotto. La parola “uovo”, come quella “barretta” (che la stessa Ferrero impiega per le storiche “barrette Kinder”), vale infatti a esprimere l’apparenza fisica dell’alimento, ma non certo a identificarne la natura.
La denominazione in esame, a mio avviso, dovrebbe perciò venire sostituita con un’idonea descrizione dell’alimento, quale potrebbe essere “preparazione dolciaria con cioccolato”, dato che c’è una normativa che stabilisce le denominazioni per il cioccolato, in qualsiasi forma lo si modelli.
È altresì dubitabile la pratica commerciale, (3) laddove – in una denominazione sintetica ma non descrittiva, per le ragioni sopra esposte – viene data evidenza alla natura di “cioccolato finissimo” (…) “con solo puro cacao”. Se da un lato, infatti, ci si trova di fronte a un cosiddetto “ingrediente caratterizzante”, di cui viene specificata la quantità in relazione alla ricetta del prodotto finito, (4) non si può sottacere che la base dell’uovo in questione è composta di una miscela di zucchero, latte e grassi vegetali diversi (palma, karité). E la presenza di questi ultimi nell’alimento composto – il cui utilizzo tra l’altro è ammesso, nel cioccolato “non solo puro cacao”, fino al 5% (5) – in qualche modo stride con il concetto di purezza espresso con la dicitura “cioccolato solo puro cacao”(6).
(1) A differenza di quello della colomba, dolce altresì tipico della ricorrenza pasquale, che invece trova specifica disciplina nel decreto interministeriale 22.8.05
(2) Così Bauli, Dolfin, Preziosi, Lindt, Perugina e vari altri
(3) Ai sensi del reg. UE 1169/11, articolo 7.1, “Le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare (…) per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento e, in particolare, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione (…)”
(4) In omaggio alla regola del cosiddetto QUID (Quantity of Ingredients Declaration), ai sensi del reg. UE 1169/11, articolo 22
(5) Cfr. d.lgs. 178/03, Allegato II
(6) La dicitura “puro cacao”, tra l’altro, non è neppure prevista dalla normativa vigente, che invece indica le categorie di cacao, cacao magro, cacao fortemente sgrassato, cacao zuccherato


sabato 4 marzo 2017

È corretto evidenziare in etichetta un ingrediente presente in minima quantità?

È corretto evidenziare in etichetta un ingrediente presente in minima quantità? 
Risponde l’avvocato Dario Dongo

"Vorrei un vostro parere sulle etichette di due zuppe vegan bio senza glutine della Germinal. La prima è presentata come “Vellutata Zucca Carote con Semi di Amaranto”, la seconda “Vellutata Spinaci Ceci con Semi di Canapa”, però mi sembra che di questi semi ce ne siano pochissimi. Le due zuppe non costano neppure poco, quattro euro circa. Le sembra giusto? Elisa"

Risponde l’avvocato Dario Dongo, esperto di diritto alimentare.
"La Sua osservazione è del tutto condivisibile, poiché in effetti entrambe le confezioni di “preparati di gastronomia” vengono presentate con il vanto, in caratteri cubitali sul fronte dell’etichetta, dell’ingrediente caratteristico “semi di amaranto”, la prima, e “semi di canapa”, la seconda. A dispetto dell’evidenza offerta, gli ingredienti in questione rappresentano rispettivamente solo l’1,5 e l’1% della ricetta dei due prodotti. L’azienda si è limitata a rispettare la norma specifica sull’indicazione quantitativa degli ingredienti (reg. UE 1169/11, articolo 22), trascurando i criteri generali cui l’informazione al consumatore deve venire improntata. Ai sensi dell’articolo 7 (Pratiche leali d’informazione), infatti, “le informazioni sugli alimenti non inducono in errore, in particolare (…) per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento” e la sua “identità”.
In entrambi i casi il consumatore è indotto a credere che i prodotti siano contraddistinti dalla presenza degli ingredienti che sono evidenziati – nella presentazione visiva complessiva sul fronte dell’etichetta, mediante caratteri di misura assai superiore e con un colore distintivo – rispetto alle loro basi (“vellutata”). Ma in realtà la loro presenza è del tutto minimale, irrilevante anche dal punto di vista del valore (effettivo e percepito). Si potrebbe quindi ipotizzare, ad avviso dello scrivente, un caso di pratica commerciale sleale, a tutt’oggi peraltro non passibile di sanzione specifica (ma semmai solo ad opera dell’Antitrust, in applicazione del cosiddetto Codice del Consumo).
I governi che in Italia si sono succeduti dal 2011 a oggi, infatti, non hanno ancora provveduto a istituire un regime sanzionatorio per le violazioni delle norme di cui al regolamento “Food Information to Consumer”. Un’ultima considerazione riguarda l’indicazione degli ingredienti allergenici (vedi approfondimento), per cui rileviamo delle non-conformità: per il riferimento a “tracce” la cui nozione sfugge alla normativa vigente, e il richiamo alla categoria “frutta a guscio”, a sua volta non ammessa per designare le relative specie."
(Fonte: QUI)

lunedì 13 febbraio 2017

Miele alla marijuana ma senza la molecola THC

Miele alla marijuana, anzi, per meglio dire: alla Cannabis (canapa) ma senza la molecola THC.

Il miele è utilizzato da millenni anche per le sue proprietà nutraceutiche e medicinali, e lo stesso naturalmente vale per la cannabis, della quale negli ultimi anni si stanno (ri)scoprendo valori terapeutici che erano noti già nella Cina del 5000 avanti Cristo. In Francia c’è un uomo che si fa chiamare Nicolas Trainerbees e che ha trovato il modo di creare un miele che contiene anche le virtù della cannabis, come? Semplice, facendo nutrire le api con la resina dei fiori di marijuana. Nasce così quello che Nicolas ha chiamato il “cannahoney”.
«Tutto ciò che passa dentro un ape e diventa miele migliora – ha dichiarato Nicolas in un’intervista – basti pensare che i loro enzimi riescono a trasformare la resina del pioppo e del salice in una fantastica sostanza curativa come la propoli, quindi ho pensato che fare trasformare alle api la cannabis avrebbe potuto dare grandi risultati».
Così, nel 2006, Nicolas ha cominciato a studiare per mettersi a produrre miele alla cannabis, mentre tutti gli altri apicoltori gli dicevano che era un’idea folle e impossibile. Ma in pochi anni ha dimostrato che si sbagliavano. Nel 2013 ha effettuato i primi test sul miele prodotto dalle api nutrite a cannabis, confermando che conteneva spiccate qualità terapeutiche e rilassanti.
E anche chi aveva espresso perplessità per la salute degli insetti è stato smentito. Dopo due anni di ricerca si è infatti potuto confermare che le api non possiedono un sistema endocannabinoide e quindi non elaborano il Thc, il quale non ha alcun effetto su di loro. Trattano i fiori di cannabis esattamente come tutti gli altri.
Oggi ha a disposizione 30 alveari per il suo progetto. Tuttavia, deve fare i conti con le complicazioni del proibizionismo e per questo tiene nascosta l’area in cui opera. Una situazione che comporta molti rischi, specie durante il trasporto delle piante vicino agli alveari per l’impollinazione.
Ora Nicolas ha cominciato a raccontare la sua vicenda su di un profilo Facebook. In Francia la coltivazione di cannabis è vietata, e anche se il suo scopo è produrre miele non psicoattivo rischia l’arresto. Per questo usa un nome fittizio e sta cercando qualcuno che voglia sostenerlo aiutandolo a proseguire la ricerca, magari trasferendosi in Spagna dove potrebbe continuare le sue sperimentazioni in una cornice legale.


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A beekeeper has trained a hive of "canna-bees" to produce honey from weed, it has been claimed.

A Frenchman using the pseudonym Nicolas Trainerbees has become a viral sensation after posting a video which allegedly shows his bees feasting on marijuana flowers.

Nicolas has reportedly spent several years trying to combine his love of weed and beekeeping, eventually happening on the idea of letting an insect army loose on his cannabis plants. 
CLICK HERE: http://www.mirror.co.uk/tech/canna-bees-trained-produce-honey-7491696



martedì 22 novembre 2016

L'ipocrisia di Ferrero sull'OLIO DI PALMA e NUTELLA

Per Ferrero l’olio di palma è un prodotto di “eccellente qualità”. L’azienda cerca così di sdoganare un grasso bocciato dai nutrizionisti e nascosto sulle etichette !


La campagna pubblicitaria della Nutella cerca di sdoganare l’olio di palma come prodotto di eccellente qualità

Gli italiani scoprono che l’olio di palma è un grasso “di eccellente qualità” nell’autunno del 2016, grazie alla massiccia campagna pubblicitaria promossa da Ferrero. Il concetto viene supportato da decine di articoli che descrivono l’olio della Nutella come un grasso: buono, senza contaminanti e rispettoso dell’ambiente. La stessa cosa si registra in molti programmi televisivi dove esperti addomesticati insieme a oncologi e biologi che non conoscono la materia elogiano il grasso tropicale. La realtà è leggermente diversa e lo sostenevano in passato nutrizionisti di solida e motivata fama, come il medico dietologo Oliviero Sculati e Carlo Cannella (presidente dell’Inran), che consideravano i grassi tropicali ingredienti di pessima qualità. La pensava allo stesso modo anche il nutrizionista Giorgio Calabrese (ora presidente del Comitato nazionale per la sicurezza alimentare), che in una famosa intervista di 6 anni fa accusava i grassi tropicali di “sporcare le arterie… essendo aterogenici, dando al sangue una maggiore viscosità… Nel mio Piemonte si chiama “sangue spesso”, salvo poi cambiare idea nel 2014. Oltre a questi motivi di tipo nutrizionale, l’olio di palma non è mai stato venduto nei supermercati perché nella versione di olio vergine è di colore rosso ed emana un odore sgradevole. Nella versione raffinata, invece, ha una consistenza semi solida che non piace.

L’olio di palma grezzo è rosso ed emana un odore sgradevole

Queste argomentazioni erano ben note anche alle aziende, che lo hanno abilmente celato nell’elenco degli ingredienti dietro la generica scritta “olio vegetale“. Se il palma fosse davvero un prodotto di “eccellente qualità”, perché non citarlo nella lista delle materie prime? In genere le aziende evidenziano sempre sulle confezioni la presenza degli ingredienti di pregio, come avviene per le patatine fritte e gli snack… preparati con olio di oliva, oppure di girasole e mais. Quali considerazioni scientifiche e/o nutrizionali hanno convinto Ferrero a classificare l’olio di palma come eccellente? Se fosse vero, perché ai consumatori di Nutella per decenni è stato nascosto l’uso di un ingrediente così importante (rappresenta il 20% del vasetto).

Ferrero cerca in tutti i modi di sdoganare l’olio di palma come prodotto di qualità

A questo punto è lecito avanzare qualche ipotesi sulle iniziative che potrebbero essere intraprese nel prossimo futuro per sdoganare il grasso tropicale e proiettarlo nell’Olimpo delle materie prime di qualità. I progetti sono tanti. Potrebbero iniziare i cuochi stellati con nuovi piatti a base di olio di palma. Ci stanno bene anche film e documentari con attori e personaggi dello spettacolo nelle piantagioni tropicali (è in uscita un servizio di Licia Colò invitata da Ferrero a visitare i luoghi di coltivazione). Non mancheranno certo libri di cucina con ricette elaborate da famosi food blogger, pronti a rilanciare i nuovi piatti  in rete.
Lo sdoganamento del palma è iniziato e Ferrero ha investito somme ragguardevoli promuovere quest’olio. Il problema vero non è questo ma il folto gruppo di giornali, editori, canali televisivi e siti web disposti a pubblicare qualsiasi cosa pur di riabilitare i peggiori grassi tropicali e attrarre così le simpatie di un potenziale sponsor che ogni anno investe somme considerevoli in pubblicità.
Roberto La Pira e Dario Dongo


domenica 4 settembre 2016

DISINTOSSICHIAMOCI dai Metalli Pesanti

Come e perché disintossicarsi dai Metalli Pesanti
Cibo, igiene personale, medicinali, vaccini, aria, acqua hanno in comune una cosa: metalli pesanti. Il problema dei metalli tossici è particolarmente toccante: si calcola che nel corso della nostra vita mangiamo 1/3 di cucchiaino di mercurio, 1 cucchiaino di piombo, 1 di arsenico, 1,5 kg di alluminio. Di seguito spiego dove si trovano questi metalli, come evitarli, quali effetti hanno sull’organismo, come testarne la presenza ed infine i rimedi naturali per eliminarli dal corpo.
Alcuni metalli sono indispensabili per il corpo: il rame, il ferro, il manganese e lo zinco. Altri a basse dosi sono terapeutici come l’argento, l’oro, il bismuto, il gallio e il litio. Ma c’è una categoria di metalli che in qualunque dosaggio risultano tossici, questi sono i metalli pesanti tossici: piombo, mercurio, alluminio, arsenico, cadmio e nichel.
Nell’organismo si legano prima alle proteine del sangue, per poi distribuirsi nei diversi compartimenti a seconda delle loro proprietà. Così ad esempio il piombo si distribuisce nell’osso e nei tessuti molli, il mercurio si accumula nel rene, ecc. Ogni giorno la concentrazione dei metalli pesanti aumenta perché gli organi non sono in grado di smaltirli e quindi si accumulano nel tempo provocando danni a seconda del metallo e di dove si è depositato. In piccola parte vengono eliminati per via renale, (mercurio e il cadmio) oppure con la bile (l’arsenico) e attraverso le feci (l’alluminio).
EFFETTI SULL’ORGANISMO
  • È stato dimostrato in migliaia di studi che questi metalli sono tossici per piante, animali e cellule umane (in laboratorio in vitro), ma la comunità medica non ha ancora definito chiaramente la questione riguardo l’uomo, cosa che è molto scottante.
  • E’ stato dimostrato che l’alluminio è strettamente legato al morbo di Alzheimer e che il mercurio causa processi neurodegenerativi cerebrali.
  • Inducono la formazione di radicali liberi (i metalli pesanti distruggono i legami molecolari e liberano radicali liberi), molecole chimiche estremamente pericolose per le nostre cellule tanto da essere soprannominate “killer cellulari”, responsabili dell‘insorgenza e dell’aggravamento di molte malattie come diabete, malattie cardiovascolari, tumori ed invecchiamento precoce.
  • I metalli pesanti possono determinare fenomeni irritativi, intossicazioni, malattie degenerative, ed avere azione mutagena o cancerogena a seconda degli organi colpiti: si va dal sangue al rene, al sistema nervoso centrale o periferico, al sistema respiratorio, all’apparato gastrointestinale, all’apparato cardiovascolare e alla cute.
  • Tutti i metalli pesanti tossici sono in grado di penetrare la placenta e causare gravi malformazioni al nascituro o inaspettati aborti spontanei.
  • I metalli pesanti interferiscono con i minerali essenziali alterando molte reazioni enzimatiche e quindi causando disfunzioni ormonali. Anche l’autismo è stato collegato ai metalli pesanti.
DOVE SI TROVANO
MERCURIO: vaccini, alcuni farmaci, aria (aerei ed industrie), pesci grandi (tonno, salmone),amalgame dentali;
PIOMBO: acqua (tubature), aria (inquinamento atmosferico), frutta e verdura (pesticidi e fertilizzanti);
ARSENICO: acqua (tubature), falde acquifere, riso;
ALLUMINIO: cibi in scatola, alcuni formaggi, deodorantialcuni farmaci (es. antiacidi), vaccini,caffè (moka in alluminio), aria (aerei ed industrie), acqua (aerei ed industrie);
CADMIO: fumo di sigaretta, frutta e verdura (pesticidi e fertilizzanti);
NICHEL: oggetti metallici, pentole acciaio inox, monete, alcuni gioielli.
TEST PER RILEVARE LA PRESENZA DI METALLI PESANTI NELL’ORGANISMO
Fiamma Ferraro, medico esperto in disintossicazione di metalli pesanti, autrice del libro La Terapia Chelante spiega: “Quanto al livello di accumulo e al tipo di metalli tossici maggiormente presenti nell’organismo, una “diagnosi” non è semplice, perché le dosi infinitesimali di questi metalli assunte ogni giorno, più che circolare nel sangue o essere espulse nell’urina, si depositano in luoghi disparati (non sempre nei capelli, ma nel tessuto adiposo, in organi vari e nelle ossa). Il test considerato più attendibile è il “test di provocazione nelle urine”. I risultati migliori li ho tuttavia ottenuti con un apparecchio di nome Oligoscan, il quale misura mediante la procedura della spettrofotometria, i livelli di metalli presenti e accumulati nei tessuti (non solo dei metalli tossici ma anche di quelli, come ferro e altri, indispensabili alla vita e dannosi solo se in eccesso).” Quindi ilmineralogramma, spesso usato per valutare la presenza e quantità dei metalli pesanti dall’analisi del capello, non viene preso in considerazione come test attendibile, sebbene altri affermino il contrario.
TERAPIA CHELANTE
Così continua la Dott.ssa Ferraro: “Pur con ogni cautela è impossibile evitare questi metalli al 100%, e quindi occorrono misure di disintossicazione mirate, semplici, ripetute, e soprattutto prive di effetti collaterali. Laterapia chelante (detta chelante perché le sostanze impiegate “afferrano”, come tra le chele di un granchio, i metalli tossici e li “accompagnano” fuori dall’organismo), nella forma classica per infusione endovenosa è nata decenni fa per contrastare le intossicazioni acute. Per gli altri casi vi è poi una miriade di agenti chelanti, che vanno da quelli blandi (alcune alghe, selenio, aglio) a quelli un po’ più aggressivi (S-acetilglutatione, zeolite, estratto di pectina modificata e altri). L’abilità terapeutica sta nell’individuare bene agenti e modalità di somministrazione (orale, per intramuscolo, cerotto, supposta). Nella maggior parte dei casi utilizzo agenti chelanti naturali e a basso costo. I protocolli chelanti standardizzati, endovenosi, nati per le intossicazioni acute, pur necessari in certi casi, non sono sempre consigliabili e, oltre ad essere invasivi e costosi, non sono sempre privi di effetti collaterali. Una disintossicazione troppo intensa e rapida può provocare effetti negativi, soprattutto in chi non ha gli organi di eliminazione (fegato e reni) in ottime condizioni. Ha più senso disintossicarsi spesso in modo blando che non con misure forti ogni 10 anni. Ci intossichiamo un pochino ogni giorno e quindi dovremmo disintossicarci un pochino con una certa frequenza. Ognuno è tuttavia un caso a sé e non vi sono modalità di disintossicazione standardizzate e valide per tutti.”
RIMEDI NATURALI PER RIMUOVERE I METALLI DANNOSI DAL CORPO
ZEOLITEMinerale vulcanico caratterizzato da una struttura cristallina a carica negativa naturale che attrae e lega metalli tossici, radionuclidi, sostanze chimiche provenienti dai cibi e dalle medicine, virus, batteri, funghi e loro tossine, tossine fermentative che derivano da una alimentazione scorretta e da una flora batterica in disequilibrio ed eccessi di acidità nell’organismo.
CORIANDOLO“Questa erba da cucina è in grado di mobilitare mercurio, cadmio, piombo e alluminiotanto nelle ossa che nel sistema nervoso centrale. È probabilmente l’unico agente efficace nel mobilitare il mercurio immagazzinato nello spazio intracellulare (allegato al mitocondri, tubulina, liposomi ecc) e nel nucleo della cellula (invertendo il danno al DNA di mercurio).” Tratto da Dietrich Klinghardt, MD, PhD – Chelazione: Come Rimuovere dal Corpo Mercurio, Piombo e altri metalli. Il grande vantaggio è che questa pianta attraversa la barriera emato-encefalica grazie al mercaptano, una sostanza ad azione chelante, e quindi è ottima per ripulire il cervello. La tintura madre di questa pianta ha la capacità di estrarre i metalli dai tessuti, ma una volta estratti questi metalli rimangono in circolazione e non vengono efficacemente espulsi dall’organismo. È quindi necessario abbinare il coriandolo ad altre sostanze efficaci nell’espulsione come la zeolite o la clorella..
MSMIl metil-sulfonil-metano è una forma organica di zolfo e si trova naturalmente in frutta, verdura (aglio, cipolla e svariate crucifere) e pesce, ma viene facilmente distrutto dalla cottura e dalla preparazione dei cibi. Si trova anche sotto forma di integratore: i gruppi solfidrici si legano ai metalli tossici, in particolare a piombo, cadmio e mercurio, ma non se non abbiamo prima una riserva di zolfo utilizzabile. Ha un ruolo importante nel mantenimento della stabilità e dell’integrità del tessuto connettivo e delle proteine. Lo zolfo è considerato dagli esperti di nutrizione utile per l’integrità delle articolazioni, dei capelli, della pelle e delle unghie.
CLORELLAE’ un alga d’acqua dolce che agisce come una resina a scambio ionico e ha un buon effetto nel legare i metalli nello stomaco, soprattutto il mercurio, ma non è altrettanto efficace nel mobilitarli ed espellerli dagli altri organi: non raggiunge i metalli intracellulari e non attraversa la barriera ematoencefalica. È comunque una fonte significativa di nutrienti come vitamine, amminoacidi, acidi grassi e minerali. Favorisce le funzioni depurative dell’intero organismo grazie alla clorofilla, assorbe grandi quantità di tossine nell’intestino, risana la flora batterica ed elimina dal fegato e dai tessuti i residui tossici
GLUTATIONE: E’ il più potente antiossidante prodotto dall’organismo tanto che ci sono oltre 25 mila studi medici pubblicati sull’argomento. Ha inoltre una grande capacità disintossicante grazie alla sua facoltà di chelare i metalli pesanti tossici quali piombo, cadmio, mercurio ed alluminio eliminandoli dal corpo. Alimentazione povera di vitamine e minerali e ricca di cibi raffinati, sistema immunitario debole, stress e sedentarietà sono tutte situazioni che ostacolano la sintesi del glutatione nel corpo. Diversi studi hanno mostrato che l’integrazione esterna di glutatione non viene assorbita dal corpo. E’ invece ottimo per aumentare la presenza di glutatione nel corpo supplementare la cisteina, il selenio (presente anche nel riso integrale, noci brasiliane e frattaglie) e lo zolfo, che sono elementi di cui il glutatione necessita per funzionare.
ATTIVITA’ FISICA: Il movimento fisico rimette in moto tutto il nostro corpo che quindi è stimolato a buttare fuori tutte le scorie depositate:pulisce il corpo grazie alla stimolazione dell sistema linfaticoe attraverso la sudorazione e respirazione. Per chi non si sente di fare sport impegnativi, anche una camminata a passo sostenuto ha un buon effetto sul corpo se fatta per almeno un’ora.
RIMEDI LEGGERI: Alghepsilliosemi di linospirulinaklamath, aglio, acido malico (contenuto nelle mele e nell’aceto di mela)
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