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mercoledì 9 febbraio 2022

30/01/2022 - Il Dottor, Maestro, Idalgo Gazzoni di Cesenatico ci ha lasciato! Ricordiamolo.

  non addio! Ma ARRIVEDERCI! 


Grande perdita per la città di Cesenatico, dintorni e non solo! Ricordiamolo e facciamolo conoscere.

     Idalgo.. il buon Gazzoni.. Se n'è andato di domenica, alla veneranda età di 95 anni, li avrebbe compiuti a metà maggio, un medico, un Maestro, un grande uomo e uomo di Dio. 

     Uomo di Dio perché nato da una mamma che potremmo chiamarla Santa: mamma Elvira, dato che è stata "figlia spirituale di Padre Pio", ebbe pure lei le stimmate e fondò la chiesetta sul colle di Covignano di Rimini (dietro, poco più i su, il Santuario "Madonna delle Grazie" (dove ogni 13 del mese ci si ritrova per partecipare ad una funzione religiosa organizzata dal suo gruppo di preghiera nato a Rimini, chiamato "IL CENACOLO").

Ci mancherai solo fisicamente, perché la tua presenza, in Dio-Universo la sentiamo e la sentiremo sempre. Oltre alla tua presenza, anche il tuo affetto, il tuo altruismo e amore per il prossimo ed i tuoi pazienti, oltre che come MEDICO nel vero senso della parola, rispettoso e fedele nel giuramento di Ippocrate fatto e, soprattutto verso Dio!


(segue: lavori in corso)


giovedì 13 agosto 2020

Angelo Bergamonti di Gussola: un campione di motociclismo sfortunato ma passato alla gloria!

 Il 4 aprile 1971, dopo una caduta sul circuito di Riccione battuto dalla pioggia moriva Angelo Bergamonti, 32enne pilota ufficiale della MV Agusta, compagno di squadra di Giacomo Agostini.


In quel maledetto tempestoso pomeriggio, sui viali del lungomare della riviera romagnola, il forte pilota di Gussola (Cremona) dava addio ai suoi sogni di gloria, lasciando un vuoto incolmabile nel motociclismo de “I giorni del coraggio”, un motociclismo tanto affascinante quanto crudele e impietoso.

Angelo Bergamonti arrivò tardi a coronare il sogno di correre per la Casa più titolata e competitiva di allora, la MV Agusta ingaggiato dalla Casa di Cascina Costa all’età di 31 anni a fine 1970 per “stimolare” e fare da spalla al ben più quotato e famoso Giacomo Agostini. Ma Bergamonti, persona leale con l’indole del vincente, non si adattò al ruolo di seconda guida e dopo i due podi di Monza dietro Ago all’esordio con le 350 e 500 varesine e la successiva doppietta vincente di fine stagione al GP di Spagna del Montjuich (assente Agostini per una gara inglese non iridata a Caldwell Park) pensò di poter guadagnare i galloni di capitano già dal 1971.

Nella prima gara stagionale del 19 marzo ’71 all’autodromo di Modena i due piloti della MV Agusta si dividono la torta: Bergamonti primo nella 350 davanti ad Agostini (staccato di 8”.6) e con Mino primo nella 500 con 2”.6. Nella successiva corsa, a Rimini, la 350 finisce in volata con Ago primo ma “bruciato” nella 500 da Bergamonti, che batte così per la prima volta il pluri iridato nella classe regina.

In un clima surriscaldato e teso per la crescente rivalità dei due effervescenti “galletti” nello stesso pollaio si giunge così il 28 marzo 1971 alla gara internazionale sul circuito di Riccione. Ma l’imperversare del maltempo costringe gli organizzatori del “Perla verde” a posticipare la corsa di una settimana rendendo tutti contenti anche perché dal 29 marzo il sole torna a risplendere in riva all’Adriatico.

Ma il destino non fa sconti e non cancella l’appuntamento con il giorno fatidico. Il 4 aprile si presenta con la stessa cornice invernale della settimana precedente e il cartello pubblicitario “Un pieno di sole a Riccione” scompare nel nubifragio che imperversa proprio alla partenza della 350. Scrivevamo tempo fa su Motoblog.

“La tre cilindri di Bergamonti recalcitra alla partenza, costringendo il pilota nell’imbuto del gruppone, mentre Agostini s’invola in testa. Visibilità ridotta al lumicino, pozzanghere e spruzzi ovunque, moto come mezzi anfibi. La corsa pare già chiusa. Ma Bergamonti infiamma gli oltre 40 mila presenti con una straordinaria rimonta che lo porta fin quasi all’aggancio del battistrada Agostini. Dopo due giri record, al termine del settimo giro, sul rettifilo che porta alla rotonda del traguardo, Angelo tenta l’impossibile allungando ancora la staccata: la moto s’intraversa violenta innescando la fatale parabola.

Non ripetiamo qui quella drammatica scena vista dal vero da chi scrive queste note, e più volte descritta. Moto e pilota piroettano sul lago d’asfalto, alla fine la tre cilindri si schianta nelle balle di paglia della “rotonda” e il pilota termina la corsa con un terribile scarto conclusivo sul cordolo di destra, a ridosso del pubblico attonito. La gara prosegue con Ago che vince la sua corsa più triste perdendo un rivale e un amico. Trasportato prima all’ospedale di Riccione poi, per le condizioni disperate al Bellaria di Bologna, Angelo cessava di vivere alle 23,45.

Il motociclismo piomba subito nella spirale di polemiche senza senso, tanto da portare il Governo ad abolire con un decreto legge le corse sui tracciati cittadini chiudendo così un’epoca ultradecennale di gloria e tragedie”.

Allora Agostini era all’apice della sua carriera mentre Bergamonti, dopo anni di faticosa corvèe (inizi nel 1957 con cadute e fratture, poi sempre battagliero con le Aermacchi 125, 250, 350, 410, le Paton 500, la Morini 250 bialbero) pareva finalmente pronto – dopo tre titoli italiani in 125, 250, 500 e 4 GP vinti - per l’ingresso fra i grandi e la scalata al titolo iridato. Una carriera di tutto rispetto, recisa dal colpo inappellabile della dea bendata. Angiulein pagava così con la vita il conto più beffardo e tremendo alla sua passione per le corse.


Pilota coriaceo, da mischia, mai domo, gran staccatore, eclettico, tecnico, capace di mettere a punto ogni motore e di adattarsi alla guida con moto di ogni cilindrata, 2 o 4 tempi, mono o plurifrazionate. Chi scrive lo ricorda come un ragazzo sereno, sorridente, umile ma non modesto perché sapeva quanto valeva in pista. Pilota preparato, sempre indaffarato e scrupoloso in ogni sua azione, mai arrogante mai sconsolato, sempre pronto a dare una mano a chi gli chiedeva una chiave, una candela, un consiglio.


Ci ripetiamo: Angelo Bergamonti rispettava tutti, non solo Agostini, di cui nutriva amicizia e forte considerazione. Si scrisse che morì per inseguire Agostini. Ma Angelo non voleva emulare nessuno. Voleva appagare il suo desiderio di competere, mettere le ali al suo sogno di passare veloce sotto la bandiera a scacchi. Prima di tutti gli altri. Anche davanti a se stesso. Lassù è certo in buona compagnia. E il titolo iridato glielo hanno consegnato, pur se in ritardo.

Di Massimo Falcioni sabato 4 aprile 2015





sabato 23 febbraio 2019

A SANSCEMO pardon, SANREMO YOUNG in testa la bambolina. Eliminata la talentuosa bella siciliana Clara Palmeri!


23/02/2019 - Grazie ugualmente AMICI... quei pochi ma buoni che si sono uniti a me per sostenere l'avventura a SANSCEMO, pardon! SANREMO YOUNG di Clara Palmeri​! (chiamato "SANREMO YOUNG", ma che con il FESTIVAL DI SANREMO, ne sono convinto, NON ABBIA NULLA A CHE FARE, anche se la location è la stessa: fatto apposta per trarre in inganno. E' come dire se io organizzo un festival, anzi, una competizione canora a Venezia e la intitolo "VENEZIA YOUNG"... Bello eh? Ma suona molto molto diverso! Meglio affittare e usare il Teatro Ariston della cittadina Sanremo.. tanto più che la "dea" RAI si trova già posizionate le sue telecamere e regie varie, dal VERO FESTIVAL tenutosi poco prima!). 
Clara ci credeva.. o, almeno sperava, in qualcosa in più. Ma, come spesso accade in quell'ambiente, la logica va a farsi friggere. Proprio come è successo tra i BIG!.. al vero reale FESTIVAL DI SANREMO DELLA CANZONE ITALIANA, si intende!

Claretta! NON TI VOGLIAMO VEDERE PIANGERE! Oppure considera il tuo pianto una esternazione del tuo dispiacere nel lasciare gli amici e dovere tornartene a casa, però nella tua magnifica Marsala! Per il resto, credimi, non ne vale proprio la pena. Quando ti ho visto alla fine, ad andare a finire nel ballottaggio con quell'altro concorrente, ho capito che la tua esclusione era segnata! Ma non perché ritenevo quel ragazzo più degno e meritevole di te nel cantare! Ma per altri motivi che qui preferisco un liquidare con un "no comment".

Abbraccione, comprendente pure tua mamma Marianna, con questo mio collage, postato all'inizio, creato per l'occasione e non senza commozione. Ciaooo stellina! <3 :)

Mia recensione:

"ieri sera, sulla maledetta, marpiona RAI e il suo furbone, per non dire criminale, sistema di TELEVOTO*, abbiamo assistito ad una roba da incubo, verso giovanissimi cantanti in erba... umiliati, mortificati, sfruttati, illusi e chi più ne ha più ne metta. "SANREMO YOUNG" prolungamento, in chiave "grandicelli", di "TI LASCIO UNA CANZONE" (TLUC), condotto dalla solita "attrice" Clerici (non una semplice presentatrice ma facente parte della così detta "Commissione artistica", nominata dall'organizzazione RAI-UNO e pertanto con pieni poteri e influenza - Commissione Artistica, composta dal Direttore Artistico Gianmarco Mazzi, da Antonella Clerici e dal Direttore Musicale Diego Basso.).

Che pena, poveri ragazzi.. anche se lo sanno in anticipo i rischi che corrono e hanno, comunque, deciso di gettarsi ugualmente nel calderone tritatutto, che triterà tutti meno uno, ossia quello che poi raggiungerà il traguardo finale, ossia la vittoria. 

L'organizzazione.. ossia la RAI (lo sapevate?), dopo aver "sfruttato" in lungo e in largo questi ragazzi e creato un grosso business a proprio favore, penso sia il minimo che possa fare a concedere la possibilità al vincitore, di partecipare, in futuro, alla vera manifestazione canora del Festival di Sanremo Giovani. Che gentili! Ma la vincitrice dell'anno scorso, chi l'ha vista al FESTIVAL DI SANREMO di quest'anno??!? Boh!


Io, normalmente, non guardo mai la "dea" TV-lava-cervelli (l'ho lanciata fuori dalla finestra tempo fa e detesto la RAI), ma stavolta ho fatto un'eccezione, a casa di amici, per seguire una giovane che seguo dai tempi di TLUC: Clara Palmeri.. bravissima ma, in questo contesto, usata "usa e getta".. e, come lei, tanti altri, praticamente tutti, meno quello scelto e già programmato per la vittoria finale... che io immagino già chi è, sospettando disegni già pianificati a suo tempo, da chi.. lo tengo per me.

Vanno lentamente, procedono adagio quelli della RAI di Stato (già, quale Stato?).. per incrementare ulteriormente (vedi il canone) le casse RAI (e non solo) col famigerato TELEVOTO*.. Non hanno fretta loro." :(



Un'immagine di Clara Palmeri assieme al giovane 15enne Luigi Cascio che, dopo essere stato illuso di essere sul punto di passare il turno, improvvisamente si è visto notificare l'eliminazione, che lo ha lasciato letteralmente di stucco e incredulo! Macellato praticamente.... ma con illusione psicologica del genere: "dalle stelle alle stalle". 
Puro sadismo.. Sigh!
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ECCO LA CRONACA DELLA TRASMISSIONE DEL 22 FEBBRAIO 2019:Luigi Cascio e Clara Palmeri eliminati da Sanremo Young: la classifica completa
ByAntonella Latilla:

Prime eliminazioni a Sanremo Young 2019. A fine seconda puntata sono stati eliminati due concorrenti: Luigi Cascio e Clara Palmeri. 

Il primo, Luigi Cascio, si è esibito nel corso della serata con Bianca Atzei (Atzei, vestita talmente sexy da aver senz'altro turbato le fantasticherie del giovane 15enne e non solo, ndr.) mentre la seconda, Clara Palmeri con Mietta (Mietta, la svampita e tramontata Mietta, ritornata anche quest'anno, che, da come si comportava, come se volesse strafare, ha dato l'impressione fosse lei quella in gara, evidenziando un'accoppiata decisamente sbagliata causa i timbri di voce fortemente contrastanti, da penalizzare fortemente Clara Palmeri, che non è riuscita a nascondere il suo disagio, senza potersi esprimere al meglio. 
Ciò ha indubbiamente danneggiato la concorrente Clara: Enrico Ruggeri, in giuria, per esempio, l'ha liquidata freddamente E STRANAMENTE con un 6! Qualcuno aveva forse già deciso che Clara Palmeri dovesse essere eliminata quella sera? ndr.).

I due si sono piazzati alle posizioni più basse della classifica (risultato del punteggio congiunto del televoto e della giuria) insieme a Kimono e Eden e sono stati poi definitivamente eliminati dai due comici "Luca e Paolo", presenti nel programma in qualità di giudici supremi (!). Ma in che modo Luigi e Clara sono stati eliminati?

La classifica è stata la seguente:

1. Giovanna Camastra
2. Giuseppe Ciccarese
3. Beatrice Zoco
4. Tecla Insolia
5. Antonio Vaglica
6. Maxi Urban

7. Luigi Cascio
8. Kimono
9. Eden
10. Clara Palmeri

Clara Palmeri è stata votata dall’orchestra ma non è bastato.
Dopo aver ottenuto l’ultimo posto in classifica, (incredibile ma vero) Clara Palmeri ha ricevuto il voto del direttore dell’orchestra (ipocrisia allo stato puro.. non gli crediamo quando dice che era già stato stabilito con congruo anticipo!), che ogni sera può assegnare un punto al concorrente considerato più meritevole. Questo vantaggio non è servito più di tanto alla ragazza, che salendo dal decimo al nono posto è rimasta (anche per forza.. ipocrisia? Contentino?) sempre nella zona più bassa della classifica. (in neretto: ndr)


A fine serata Luca e Paolo (i due comici, pertanto attori) hanno salvato solo due ragazzi come previsto dal regolamento. (Li hanno presi da quel copione che era stato assegnato loro?) La scelta (decisa da chi non si può sapere: dicono che la decisione spetta a loro.. e ce lo vogliono far credere) è ricaduta su Kimono e Eden.. eliminando anche in modo sadico e spettacolare i malcapitati ragazzini, in ordine di esecuzione: Luigi Cascio e Clara Palmeri. Orribile sceneggiata per fare incrementare l'audience? Bah! Ci siamo proprio ridotti male: due comici come plotone d'esecuzione! Sigh!

Da segnalare che Giovanna Camastra – prima al televoto – è stata la concorrente di Sanremo Young più votata anche su Instagram. La quindicenne (QUI, NEL TITOLO, ESPRESSA COME "LA BAMBOLINA") ha cantato "Ti innamorerai" in duetto con Marco Masini (il già quotato vincente per questo genere di votazioni... Toh! Guarda caso! E... che tenerezza la bambolina!! Ma.. mi domando: "chi decide le accoppiate?" Ma è logico che il/la concorrente in accoppiata col pluri-quotato Marco Masini sia decisamente collocato/a addirittura in vantaggio! "Ma fatela un po' meno sporca un'altra volta!"


PAZZESCO! NIENTE A CHE FARE COL FESTIVAL DI SANREMO DOVE OGNUNO GAREGGIA CANTANDO LA PROPRIA CANZONE SENZA INTERMEDIARI O SPALLA! 

MA CHE RAZZA DI COMPETIZIONE PUO' ESSERE UN "SANREMO YOUNG" COSI' DISEGNATO? RISPOSTA: "SOLO UNA SCUSA PER FARE ESIBIRE I BIG, VECCHI E/O DIMENTICATI O QUASI! E GODERE ANCHE, soprattutto, DEL BUSINESS DEL TELEVOTO*! PER NON DIRE ALTRO DI ASSAI PEGGIO." 

- NON SI VUOLE QUI INCITARE A BOICOTTARE QUESTO PROGRAMMA.. MA OGNUNO FACCIA LE PROPRIE RIFLESSIONI E AGISCA DI CONSEGUENZA IN MANIERA GIUSTA SECONDO PROPRIA COSCIENZA! PERSONALMENTE, MAI L'HO SEGUITO E MAI PIU' LO SEGUIRO'. 

E SE TUTTI I GENITORI SI SVEGLIASSERO NON FACENDO PARTECIPARE IL PROPRIO FIGLIO/A IL PROSSIMO ANNO, SALVANDOLO DAL TRITATUTTO... QUESTO SANREMOYOUNG SARA' DESTINATO ALLA FINE CHE MERITA: AD ESTINGUERSI! 
E SVEGLIATEVI GENTE! BASTA A CADERE NELLA TRAPPOLA DEL TELEVOTO*! NON VOTIAMO PIU' NOI! CARA RAI!


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* IL TELEVOTO... INGANNO DI DELINQUENTI:


"Spettatori che danno il loro giudizio per avere un verdetto popolare? Macché! Il televoto da casa non è un sistema democratico per decretare la vittoria di qualcuno, ma un vero e proprio business.
Tu spendi, credendo di essere protagonista e di partecipare all’esito di una gara, e loro ci guadagnano. E tanto, perché il famoso sms che mandi al numero che leggi in sovraimpressione ti costa molto di più dell’sms che mandi normalmente. E il business ci guadagna. Ecco chi si spartisce la torta dei milioni di televoti che tra reality show, Sanremo e Miss Italia mandiamo ogni anno.
Il giudizio del popolo sovrano? Una bufala.

Il televoto è il metodo più democratico che ci sia per far interagire il pubblico con la televisione? Balle. Il tuo voto serve a far guadagnare soldi. Se le trasmissioni volessero semplicemente la tua opinione, ti farebbero votare attraverso un numero verde o al massimo il costo della chiamata o dell’sms sarebbe quello previsto dal tuo piano tariffario. Invece costa molto di più. E altro che metodo democratico..." (segue nel LINK annesso, della associazione difesa consumatori - articolo di Fausta Chiesa)

http://www.associazionedifesaconsumatori.it/news/politica-e-societa/il-televoto-da-casa-una-spesa-per-chi-chiama-un-business-per-gli-altri/

Carla Galeazzi ha detto:
Basta con il business del televoto a pagamento!!!
Basta far guadagnare soldi a persone che altro non fanno che arricchirsi alle spalle altrui!
Giudizio del popolo sovrano: gran bella bufala!!!
Concordo perfettamente con quanto scritto dalla Sig.ra Chiesa nel 2010, ora nel 2018 siamo ancora allo stesso punto: nulla è cambiato e non se ne parla più!
Sig.ra Chiesa ci riprovi, rifaccia sentire la sua voce!!! Grazie

venerdì 25 gennaio 2019

"Una sola regia per eliminare i fratelli Marcianò": il post censurato dal potere; da CONDIVIDERE!

TRATTO DA QUESTA PAGINA DEL BLOG DI "TANKER ENEMY": CLICK QUI

Le connessioni tra apparati dello Stato, il C.I.C.A.P. e la disinformazione istituzionalizzata, indicano chiaramente un'unica regia nell'intento di eliminare, una volta e per sempre, i fratelli Marcianò, impiegando il braccio armato della Magistratura telecomandata.

E' nel mese di gennaio del 2011, allorquando cominciano a fioccare i primi rinvii a giudizio a carico di Rosario Marcianò e fratello. Questi procedimenti hanno un comune denominatore: le segnalazioni anonime di un tizio che si firma "Task Force Butler". Il nickname è mutuato dal nome assegnato ad una brigata di corazzati statunitensi in azione nel territorio abruzzese sul finire del Secondo conflitto mondiale. Questo dettaglio si evidenziò rilevante ai fini dell'identificazione, nel 2014, del soggetto che si nasconde dietro questo pseudonimo e che, sempre dal 2011, perpetra attività persecutorie a danno dei fratelli Marcianò. Lo schema seguito da Task Force Butler è il seguente: mantenere sotto costante controllo tutte le attività svolte sulla Rete da Rosario Marcianò e dal fratello e riportare, ridicolizzandoli, tutti i contenuti pubblicati sul blog denominato Tanker enemy nonché sui profili Web che fanno capo alla sua "vittima designata". 

Nel contempo, se qualche frase o parola può essere usata affinché questa possa sfociare in una querela di parte, allora lo stalker Task Force Butler invia una "segnalazione" alla potenziale "parte lesa". Non importa se i contenuti riportati risultano una forzatura o, addirittura, sono il frutto di una manipolazione, poiché l'importante è il risultato. Fatto è che, in tutti i procedimenti a carico dei Marcianò fuorché uno (ma qui abbiamo a che vedere con la tutela della letale chemioterapia...), le "parti lese" sono colluse con lo stesso Task Force Butler e, come lui, orbitano intorno al comitato, fondato dal "divulgatore scientifico" Piero Angela C.I.C.A.P., che è ora l'acronimo di "Comitato italiano per il controllo delle affermazioni delle pseudoscienze", originariamente "Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale". Indicativa questa metamorfosi, che adatta il Comitato e le sue attività, attraverso conferenze e meeting in tutta Italia, alle nuove esigenze dettate dall'intenzione di contrastare il pensiero non allineato. Il fatto che Piero Angela sia il figlio di un illustre massone di 33mo grado, il medico Carlo Angela, è solo una coincidenza...


Giustizia oppressa e sconfitta, in stile giapponese, si trafigge facendosi Harakiri

Ma torniamo a Task Force Butler ed ai suoi contatti eccellenti, che vedono tra questi geologi, avvocati, piloti, biologi, matematici, agenti di Polizia giudiziaria, militari della Marina e dell'Aeronautica etc. Un buon numero tra questi fu in più occasioni dai Marcianò denunciato, ma senza alcun riscontro da parte della Magistratura che, nella gran parte dei casi, ha semplicemente ignorato le denunce, mentre in altri ha archiviato, adducendo scuse incredibili. Ma facciamo dei nomi. Tra questi personaggi ci sono Lorenzo Bertoni, radarista di Marina, Massimo della Schiavaalias il Fioba, geologo, impegnato in attività di "bonifica ambientale" e, nel tempo libero "debunker" (sul suo blog - I pensieri del Fioba - si legge: "Raccolta di alcune 'perle, bufale, tarocchi e falsificazioni' realizzate da Straker al secolo Rosario Marcianò"), Aldo Piombino (debunker C.I.C.A.P.), geologo, Serena Giacomin, ora conduttrice televisiva meteo ed ex dipendente Enichem (settore carburanti alternativi), David Puente (debunker C.I.C.A.P.), Paolo Attivissimo (debunker C.I.C.A.P.), intestatario del blog di diffamazione "Strakerenemy", Angelo Ruggieri (debunker C.I.C.A.P. e meteorologo), Silvia Bencivelli (giornalista, conduttrice per la RAI e relatrice per il C.I.C.A.P., autrice del noto articolo per il giornale "La Stampa" intitolato "Scie chimiche: la leggenda di una bufala" e sempre impegnata, nelle sue conferenze, in opera di discredito di Rosario Marcianò. 

Ed ancora... Lucio Tonello alias Axlman, biomatematico (debunker C.I.C.A.P. e gestore del blog "Giorni di ordinaria follia"), Simone Angioni (debunker C.I.C.A.P.), creatore del portale "Scientificast", della cui redazione fa parte anche il già menzionato Massimo Della Schiava, Stefano Luciani alias eSSSe, gestore, insieme a Task Force Butler, del blog di diffamazione "Strakerenemy", anch'egli debunker C.I.C.A.P. e dipendente, in ruoli non marginali, di aziende farmaceuticche tra le quali la Roche...

Guarda caso, buona parte di costoro sono o sono state "parti lese" nei processi istruiti dalla Magistratura a carico dei fratelli Marcianò. Ciononostante non disdegnano tuttora di partecipare alle animate e scurrili discussioni screditanti ed insultanti che ogni giorno Task Force Butler pubblica sulla sua intoccabile pagina Facebook, sino dal 2011.



Ma chi è Task Force Butler e quali sono i suoi collegamenti....... ...." (SEGUE NELLA FONTE:

http://www.tankerenemy.com/2019/01/una-sola-regia-per-eliminare-i-fratelli.html?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+feedburner%2FxayC+%28Scie+Chimiche+%28Chemtrails%29+-+Tanker+Enemy+%E2%9C%88%29#.XEsdEVxKjb0


giovedì 24 gennaio 2019

LIBRI - "I volti della canapa" di Maria Novella De Luca - Presentazione a Roma

LIBRI - "I volti della canapa", 15 storie fotografiche di chi combatte la malattia con la cannabis terapeutica
Pubblicato: Giovedì 24 Gennaio 2019
Un libro fotografico che racconta le storie di chi combatte le sue malattie anche attraverso l’uso, sperimentale, della cannabis terapeutica. L’obiettivo del lavoro di Maria Novella De Luca, raccolto nel libro "I volti della canapa" è quello di dare voce a chi sa cosa vuol dire combattere malattie come la sclerosi multipla o il cancro. 
L’autrice, fotografa professionista con una lunga esperienza nella cronaca, ha parlato con chi affronta quotidianamente non solo la battaglia con le malattie ma anche quella con la burocrazia che non aiuta a ricorrere a sistemi come quello della cannabis terapeutica. Gli intervistati raccontano alla fotografa i benefici che la cannabis sta portando nelle loro vite, dando un lieve sollievo quando possibile.


I volti della canapa è un viaggio attraverso cui l'autrice apre il microfono a persone spesso inascoltate dallo Stato. I suoi appunti di viaggio sono stati presi in punta di piedi, chiedendo ‘permesso’ e cercando di non invadere troppo gli animi e l’intimità di chi, come Claudia, Luciano, Serena e Osvaldo, si è reso disponibile al racconto. 

Cento pagine di fotografie raccontano 15 diverse storie che provengono da differenti città italiane: Arezzo, Firenze, Taranto, Grottaglie, Foggia, Lecce, Bologna, Roma, Siracusa, Genova e Mestre. Un lavoro sviluppato attraverso un’operazione di crowdfunding. 
Quindici storie che hanno spesso in comune la mancanza di fondi per l’assistenza e la decisione di provare una cura alternativa, usando la cannabis e i principi attivi che contiene, nel tentativo di portare avanti una vita quanto più normale possibile.

(Ringraziamento dell'autrice:
"Grazie a Il Messaggero che ha dedicato questo bell'articolo al mio libro fotografico e alle storie di chi combatte la malattia anche attraverso l’uso, della CANNABIS, ossia CANAPA terapeutica!" (click QUI)


ASSISTI AL BREVE VIDEO di presentazione:



(I volti della canapa sarà presentato venerdì 25 gennaio al Jey, in via Ostiense 385 a ROMA, dalle 19,30 alle 21)


(FONTE): https://www.ilmessaggero.it/libri/i_volti_della_canapa_maria_novella_de_luca_libro_fotografico-4253315.html?fbclid=IwAR3cn-xJJMCYiGmnVbD0blX7nPxeW2GNbJmtkDsHr9-VaNBJ2yIS8pJOp4w

martedì 22 gennaio 2019

Parapsicologia - Scheda informativa del medium Roberto Buscaioli.

SCHEDA INFORMATIVA SU ROBERTO BUSCAIOLI


Roberto Buscaioli nasce nel cuore della Romagna, a Russi (RA). Dopo gli studi, si trasferisce a Ravenna dove intraprende una rapida e fortunata carriera dirigenziale presso una società petrolifera di rilevanza internazionale.

LE SUE DOTILe doti di sensitivo sono evidenti in Roberto Buscaioli fin da bambino. Forse proprio per questo, egli vive con naturalezza ognuno degli inconsueti episodi che via via negli anni gli si presentano, evitando di approfondire le ragioni e la natura del suo essere "speciale" e conducendo, così, una vita normale e serena. E' dal 1980, dopo l'improvvisa scomparsa del figlio Andrea, che le sue doti medianiche si acuiscono probabilmente anche in seguito alla seria e rigorosa ricerca umanistica ed esistenziale che, da quel momento, intraprende attraverso la sperimentazione paranormale.

IL SUO APPROCCIO UMANISTICO
Nonostante le esperienze di Buscaioli siano caratterizzate da numerosi ed importanti fenomeni paranormali, la sua attività di ricerca si è fin dall'inizio improntata al superamento del fenomeno di per se stesso per privilegiare, invece, una filosofia di lavoro di tipo umanistico, tesa soprattutto all'individuazione delle più grandi risposte sul perché della vita e del dolore umano. La sua scoperta in prima persona dell'aldilà, dunque, rappresenta non tanto e non solo una realtà di cui essere testimone nel mondo quanto, piuttosto, un prezioso punto di partenza per indagare sull'origine e sul destino dell'uomo e sulle leggi universali ancora celate alla conoscenza umana.


IL SUO METODO DI INDAGINE
Pur nella consapevolezza che l'ambito d'indagine della sua ricerca non si presta al metodo scientifico, Buscaioli da sempre si è preoccupato di applicare ad essa un approccio, quanto meno, razionale. Per questo motivo, le conoscenze derivanti dalle sue sperimentazioni sono sempre vagliate alla luce di una analisi critica che tenga conto delle conoscenze già acquisiste dall'uomo nei vari campi del sapere.
Inoltre, per conferire il maggior rigore possibile alla sua ricerca, egli non si limita a confrontare le proprie conoscenze con la teologia, la filosofica, l'antropologia, la psicologia, la scienza, ecc. ma, via via che il suo "sapere" si amplifica, si preoccupa di verificarne la coerenza interna, al fine di disporre di un sistema di conoscenza che, se anche in continuo divenire, sia costruito su basi logiche.


LA SUA FENOMENOLOGIA
La fenomenologia di Roberto Buscaioli non è da ascrivere ai soli momenti di seduta medianica: egli, infatti, compie viaggi astrali, vive esperienze dirette in altre dimensioni e, anche fuori trance, sperimenta fenomeni di veggenza, di chiaroudienza ecc. Il cuore della sua fenomenologia, tuttavia, è la trance ad incorporazione, grazie alla quale durante le sue sedute medianiche gli astanti possono dialogare, non solo con i propri cari scomparsi, ma anche con Entità guida di grande levatura e, a volte, con grandi personaggi della storia.
Durante le sedute medianiche, ma non solo, Roberto Buscaioli ha avuto altri fenomeni di grande medianità come apporti (materializzazioni di oggetti), smaterializzazioni di oggetti, ritrovati poi presso le persone alle quali erano destinati (distanti anche migliaia di chilometri, persino in India), levitazioni, voci dirette, bilocazione, visione di persone trapassate descritte con dovizia di particolari ai parenti, ecc.
Un episodio particolarmente interessante di bilocazione si manifestò a due amici di Buscaioli sul Lago di Lesina, alla casa di caccia del Dr. Olimpio Grandi dove, con l'amico Gianfranco Bazzini, il Dr. Grandi si era recato per trascorrere un fine settimana di caccia. La sera del sabato, mentre a Ravenna si stava svolgendo una seduta medianica alla presenza di diverse persone, i due amici, seduti davanti al fuoco, videro Buscaioli dal vetro della finestra sostare fuori dalla casa. Convinti che l'amico li avesse raggiunti uscirono festanti per accoglierlo ma non ne trovarono traccia fino a quando, qualche minuto dopo, tornati alla calma e risistematisi davanti al camino, lo rividero per pochi secondi in piedi davanti a loro.


LE CERTIFICAZIONI 
Studiosi e giornalisti hanno potuto certificare le doti di Roberto Buscaioli partecipando alle sue sedute. Fra le più rigorose verifiche che essi hanno avuto la possibilità di effettuare vanno sicuramente ricordati gli apporti che ognuno, di volta in volta destinatario, ha ricevuto nelle sue stesse mani osservandoli mentre si completavano o riconoscendo in essi uno stretto riferimento personale (come nel caso del Dr. Beverini, del Dr. Ferraro, della Dr.ssa Giovetti, del Dr. Romano della redazione di Misteri della RAI).
Gli stessi fenomeni, insieme alle voci dirette, allo spostamento di oggetti, ecc. sono comunque avvenuti sotto i riflettori di diverse televisioni a divulgazione nazionale - come RAI (Misteri, Uno Mattina), la TV tedesca (Colonia), la TV Svizzera (Lugano) e Videomusic - e a divulgazione regionale - come VCO Azzurra di Domodossola. 


L'ASSOCIAZIONE CENACOLO 71 
Nel 1981, Roberto Buscaioli costituisce un gruppo di ricerca, denominato Cenacolo 71, costituitosi poi, nel 1995, in Associazione con fini esclusivamente benefici e culturali.
Fin dall'inizio, le riunioni quindicinali con persone sofferenti e con persone desiderose di approfondire i temi relativi al rapporto fra spiritualità e materia costituiscono il centro dell'attività del Cenacolo.
Inoltre, per rispondere alle richieste sempre più pressanti del pubblico, Buscaioli e il suo gruppo accettano di presenziare a diversi incontri e convegni organizzati in diverse città.
Fra le attività del Cenacolo, va sicuramente menzionata la produzione di un ampio materiale divulgativo, in gran parte firmato dallo stesso Buscaioli (Le opere del Cenacolo 71).


LE ATTIVITA' DIVULGATIVE
L'attività di divulgazione di Roberto Buscaioli avviene attraverso diversi canali:

partecipazione a trasmissioni televisive a diffusione nazionale: TV tedesca di Colonia, TV Svizzera di Lugano, RAI (Misteri, Uno Mattina, Dove sono i Pirenei)) Canale 5, Videomusic, Rete 4; e a diffusione regionale: Teleregione di Roma, Teleregione di Bari, Canale 58 di Terni, VCO Azzurra di Domodossola;
partecipazione a convegni nazionali ed internazionali;
pubblicazioni del Cenacolo 71 - a oggi (giugno 2001) sono 25 le opere scritte da Roberto Buscaioli e pubblicate in proprio - tra le quali, per citarne alcune, "Sulle Orme di Cristo", "Oltre i confini del mondo", "A spasso con l'anima" ecc.;
libri in libreria: "Dal visibile all'invisibile" e "Vita ed esperienza di un medium - Oltre le nubi", scritti da Roberto Buscaioli e pubblicati dalle Edizioni Mediterranee - Roma.
FONTE:
http://cenacolo71.racine.ra.it/scheda_roberto.html

sabato 29 dicembre 2018

Ragazza trovata morta in fondo al lago: Chiara Bariffi. Raccolta dati


Domenica 11 settembre
Bellano: arrivano i sub 
per cercare Chiara

Una sensitiva ha indicato il luogo in fondo al lago dove si troverebbe l’auto con la ragazza

BELLANO - Ha raccolto l’adesione di un gruppo di sub della provincia l’appello della famiglia Bariffi e della medium bresciana Mariarosa Busi. Forse già oggi potrebbero ripartire le ricerche di Chiara, scomparsa nella notte tra il 30 novembre e l’1 dicembre 2002. 

«I sommozzatori andranno a fare un sopralluogo – ha annunciato la mamma, Luciana Bariffi – nel punto indicato a Dervio». Proprio da queste pagine era stato diffuso il 15 maggio scorso l’invito a riaprire il caso dopo che la veggente, che la famiglia aveva interpellato, aveva indicato su una cartina il tratto di lago che custodirebbe l’auto e la giovane donna scomparsa. 
I genitori avevano chiesto a qualcuno, dotato di un robot per le ricerche in profondità, di seguire quanto la medium di Molinetto aveva indicato, dopo essere venuta sul lago a Pasquetta ed avere sentito il grido di auto di Chiara mentre percorreva la strada da Dervio a Bellano. L’ultima che la 30enne avrebbe percorso all’epoca, prima di scomparire con la sua Daihatsu Terios 4x4. 

Nella serata di ieri c’è stato l’incontro tra la famiglia Bariffi e il presidente dell’associazione di sub per definire come impostare la ricerca. Già oggi, secondo le prime indiscrezioni, ci dovrebbero essere una ricognizione sul posto e l’avvio delle prime ricerche. 

A Dervio ci sarebbe il luogo preciso, quello che Mariarosa Busi ha fissato sul disegno e consegnato pure ai carabinieri di Lecco il giorno della sua visita sul lago. 

Ragionando sulla scomparsa contemporanea della donna e della sua auto ci sono quattro possibilità: quattro punti cioè 
dove Chiara avrebbe potuto decidere di lanciare l’auto nelle acque per farla finita senza lasciare tracce. 

Ipotesi vagliata anche ai tempi delle indagini. Sono altrettanti scivoli per l’alaggio delle barche: 

- Il primo è ubicato a fianco del depuratore comunale, a servizio del Centro Vela Dervio. 
- Il secondo è invece di uso privato e si trova a lato del Campeggio Europa ed è utilizzato dal Cantiere nautico Cargasacchi per la propria attività. 
- Un terzo è distante circa 300 metri ed è in località Santa Cecilia. 
- L’ultimo si trova all’interno dell’area verde dietro l’ex Redaelli ed era stato costruito una decina di anni fa per i Campionati mondali di vela. Lo specchio di lago davanti è il più profondo.



Lunedì sera 12 sett 2005
Medium trova nel lago il corpo di Chiara La giovane bellanese era sparita tre anni fa: l'auto è a Dervio a centoventidue metri di profondità La sensitiva chiamata dai familiari disperati: «Ho percepito subito la sua presenza in quel punto»

La sensitiva bresciana Maria Rosa Busi mostra la foto di Chiara Bariffi: la sua auto è stata trovata a Dervio a centoventi metri di profondità foto Sandonini
bellano Un mistero durato tre anni quello di Chiara Bariffi, ma ora è arrivata la svolta. Una triste svolta. L'auto della ragazza bellanese infatti, scomparsa nella notte del 30 novembre mentre rientrava a casa dopo una serata trascorsa con gli amici, è stata rinvenuta nel fondo del lago a Dervio - subito dopo l'ultima galleria per chi proviene da Lecco - a centoventidue metri di profondità. All'interno dell'abitacolo c'è un corpo: è quasi certo che sia proprio quello della giovane di Bellano. I genitori non avevano saputo più nulla della figlia, erano andati anche a «Chi l'ha visto?». Tante le ipotesi che però non avevano mai trovato conferma. Fino ad ieri mattina, quando il gruppo dei volontari della protezione civile Sebino, della provincia di Brescia, guidati dal presidente Remo Bonetti, hanno individuato l'auto. All'interno dovrebbe esserci anche Chiara: se ne avrà la certezza assoluta solo nei prossimi giorni quando un gruppo speciale dei sommozzatori recupererà l'auto. L'importante scoperta è avvenuta grazie al misterioso apporto di una sensitiva, Maria Rosa Busi contattata dalla famiglia nell'aprile scorso. La sensitiva era giunta a Bellano il lunedì di Pasquetta e aveva sentito la presenza dell'auto della ragazza in punto preciso del lago. Dove poi è stata rinvenuta.

Ieri mattina, domenica, dopo numerosi scandagli, nello specchio d'acqua alle porte di Dervio, è stata individuata, attorno alle 10, l'auto con la quale la ragazza bellanese era scomparsa da casa circa tre anni fa. La vettura è a circa 120 metri di profondità e si trova proprio a un centinaio di metri dalla sponda di lago subito dopo la galleria alle porte di Dervio per chi giunge da Bellano . L'area da mesi era stata segnalata dalla sensitiva Mariarosa Busi. Il robot "Mercurio", manovrato dal Gruppo Soccorso Sebino volontari di Protezione civile, ha individuato l'auto, con la parte anteriore danneggiata, al cui interno si intravede una figura che, ormai pare certo, sia quella di Chiara. Oggi, lunedì, sono in corso gli interventi per il recupero del'auto che contengono i resti della sfortunata ragazza.

Il calvario dei genitori Francesco e Luciana pare a una svolta, seppur dolorosa. La macchina della figlia Chiara , con all'interno il corpo della ragazza, è stata individuata. L'operazione è avvenuta questa mattina da parte del Gruppo Soccorso Sebino volontari di Protezione civile guidati dal su fondatore e responsabile, Remo Bonetti. Alle ricerche, giunte ad una definitiva svolta, hanno comunque collaborato anche Antonio Ciaccio e Umberto Crippa della "Welcomemedia and Ologis" che, come in passato, ieri, sabato, avevano perlustrato la zona con un Rov (piccola telecamera a filo guidata).
Sul posto oggi erano presenti anche i Carabinieri e Marco Arrigoni dello "Schwarzy Team " di Lecco.
Rimango ancora molti dubbi da chiarire e sopra tutti quello di come l'auto, con la ragazza, sia finita in quel punto del lago senza aver travolto muretti di sorta.
Chiara, come si ricorderà, allora trentenne, era svanita nel nulla, nella notte tra il 30 novembre ed il primo dicembre del 2002, dopo essere uscita di casa con la sua auto, una Daihatsu Terios 4x4 color bordeaux, la stessa auto appunto rinvenuta questa mattina.


14 settembre – mercoledì – dal Corriere della sera:


Il padre, che non aveva mai creduto alla fuga, ha ripreso con una telecamera le fasi del ripescaggio: ora ditemi com’è morta
Il mistero della donna ripescata in fondo al lago
Sparì tre anni fa con la sua jeep: i resti recuperati nel Lario. Le ricerche «guidate» da una sensitiva
Chiara Bariffi
LECCO — Dalla tomba d’acqua profonda 122 metri la jeep bordeaux, dopo quasi tre anni, riemerge sollevata dalla gru dei pompieri che poi, controllata dai sub, la deposita con cautela sul battello fermo al largo di Dervio. Al suo interno il robot subacqueo dei volontari del Sebino, guidati nelle ricerche da una sensitiva bresciana, domenica aveva avvistato il corpo di una ragazza scomparsa. «E’ lei, Chiara, ha lo stesso giacchino beige della sera in cui sparì — riesce a dire emozionato il padre Francesco, che segue dalla riva del lago il difficile recupero riprendendo le scene con una piccola telecamera—e quella jeep è la sua.
E’ stata Maria Rosa a "sentire", non so come, le invocazioni di Chiara: senza di lei non avrei mai potuto dare l’ultimo saluto a mia figlia». Le 11.32 di ieri, sponda lecchese del Lario. Il sipario sul giallo pare proprio averlo alzato lei, Maria Rosa Busi, rispondendo all’appello dei genitori di Chiara Beriffi, sparita la notte del 30 novembre 2002 al rientro a casa da un locale, a Bellano.
L’avevano vista partire da Dervio sulla jeep. Aveva 30 anni, soffriva di depressione, era stata più volte in Gran Bretagna per cercare di uscire dal tunnel. Caduta casuale nel lago — quella notte diluviava —, oppure suicidio, o forse delitto? Sei mesi dopo i carabinieri avevano dato credito a chi l’aveva vista chiedere l’elemosina sui ponti di Venezia: «E’ andata via», avevano sentenziato: inchiesta chiusa. Ma papà Francesco e mamma Luciana non si sono arresi. Hanno indagato e scoperto che la donna di Venezia non era Chiara e in marzo si sono rivolti alla sensitiva.
Il giorno di Pasquetta Maria Rosa è venuta a Bellano e sulla cartina del lago ha tracciato una linea che parte da uno scivolo del molo di Dervio: qui la jeep sarebbe caduta in acqua finendo poi dove la sensitiva ha tracciato la «x»: «Chiara mi supplica da laggiù». Dietro a Maria Rosa si sono mobilitati solo i volontari. Decine di immersioni inutili. «Lei però — racconta Remo Bonetti del Gruppo Sebino —ci incitava a continuare, sentiva sempre la "voce" di Chiara e il padre seguiva da riva. Domenica ecco sul monitor la figura della jeep affondata con dentro un corpo».
Subito i carabinieri si sono riappropriati dell’inchiesta. E’ piombato il gruppo speciale di Genova con «Pluto », il robot che scende fino a 300 metri, ieri il recupero. Trovata Chiara, resta però il mistero. I dubbi su disgrazia, suicidio o che altro forse li risolveranno i rilievi sulla jeep e l’autopsia.
Papà Francesco («Stento a credere a voci dall’aldilà ma non posso essere scettico in assoluto») ora è «un po’ più sereno», ma vuole sapere «come è morta mia figlia». Luciana, la mamma, non dimentica: «Se gli investigatori ci avessero ascoltato quando siamo tornati a chiedere di esplorare il lago ci avrebbero risparmiato altri cinque mesi di sofferenza ».
Andrea Biglia
14 settembre 2005
Adesso è giallo: com'è morta Chiara? Ieri il corpo è stato recuperato dai sub, gli inquirenti indagano sulle cause del decesso È polemica sulla medium: contro di lei anche un esposto, ma il parroco di Bellano la difende

Il drammatico momento del recupero della Daihatsu di Chiara Bariffi, avvenuto ieri mattina a Dervio foto Sandonini
È stata recuperata ieri mattina l'auto di Chiara Bariffi. ma il mistero si fa sempre più fitto. Le forze dell'ordine infatti non si sono ancora pronunciate sulla causa di morte della ragazza, tanti infatti gli aspetti da chiarire e da verificare. Il cadavere trovato all'interno dell'abitacolo è del tutto irriconoscibile ma il ritrovamento di alcuni effetti personali conferma quella che è ormai una certezza già da domenica mattina: quella rinvenuta a 122 metri di profondità è la stessa ragazza scomparsa nella notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre del 2002. Intanto non si placano nemmeno le polemiche intorno alla medium Maria Rosa Busi, presa di mira anche in televisione durante la trasmissione di Enrico Mentana «Matrix». La signora Busi però si difende: «Non devo dimostrare niente a nessuno. Chi mi accusa non ha capito nulla di questa storia - commenta la sensitiva bresciana - Ora almeno la famiglia Bariffi sa cha fine ha fatto la loro figlia». È proprio Francesco Bariffi, padre di Chiara, che difende la maga. «Ci ha fatto solo del bene», continua a ripetere l'uomo che, insieme alla figlia Alba, ha seguito passo passo tutte le fasi del difficile recupero dell'auto dal lago. Intanto l'associazione «Telefono antiplagio» ha presentato un esposto contro la medium, ma il parroco di Bellano la difende.
Rimane ancora il mistero da sciogliere e cioè su come l'auto con la ragazza sia finita in quel punto così distante dalla riva anche se la cosa più importante è che Chiara sia stata ritrovata anche se questo, ovviamente, può solo lenire in parte il grande dolore dei familiari.
Intanto la salma della giovane, trasportata in traghetto fino a Varenna e da lì, con un furgone, nella sala mortuaria dell'ospedale di Lecco, verrà sottoposta a diversi esami per far luce sul suo decesso; esami alcuni di quali pare siano già stati effettuati, sul traghetto, immediatamente dopo il recupero della ragazza. Insomma se è vero che si chiude il capitolo del ritrovamento, ora se ne aprono degli altri. Ad esempio, come già scritto, in che modo l'auto possa essere finta in un punto così lontano dalla riva (inspiegabile per molti soccorritori), i motivi della scomparsa della giovane e chi sia stato (o stata) a vederla per l'ultima volta oltre agli amici con la quale lei ha trascorso una parte della sua ultima serata. Ammesso che questa "figura” esista.


 
Maria Rosa Busi lo ha detto in tv a «La vita in diretta»
La medium: «So come è morta Chiara»
Nuove rivelazioni della donna che ha permesso il recupero della ragazza scomparsa in fondo al lago di Como


ROMA La medium Maria Rosa Busi, che ha indicato alle forze dell' ordine il punto, in fondo al lago di Como, in cui si trovava il cadavere di Chiara Bariffi, dice di sapere come è morta la ragazza. «Continuo ad avere visioni, penso di sapere in che modo è morta Chiara. Ho riferito tutto a sua mamma, che mi ha chiesto di mantenere il segreto». La medium lo ha detto durante il programma tv «La vita in diretta».

«Faccio tutto questo - ha spiegato la sensitiva - per aiutare chi me lo chiede, non guadagno niente, semmai spendo soldi miei. E voi non immaginate la fatica, il senso di angoscia nel sentire la voce di Chiara e rivivere la sua sofferenza».
14 settembre 2005
Lecco, 19:35

CASO BARIFFI: LA SORELLA, CHIARA NON SI E' TOLTA LA VITA
"Chiara non si e' tolta la vita". Ne e' convinta Alba Bariffi, sorella della trentenne scomparsa la notte del primo dicembre 2002 e il cui corpo, anche se ancora da identificare con certezza, e' stato recuperato ieri mattina dai fondali del lago di Como antistanti l'abitato di Dervio. Alba Bariffi ammette che "mia sorella aveva avuto problemi di depressione" ma non crede all'ipotesi "che possa aver mai pensato di suicidarsi. In quei giorni era felice. L'assistenza del Cps di Bellano le era stata di grande aiuto. E' accaduto ben altro".
16 sett - venerdì
dervio Ieri l'autopsia con uno specialista del Ris: smentita dagli inquirenti la pista satanica Nessun segno di violenza sul corpo di Chiara
dervio Non sono stati trovati segni evidenti di violenza sul corpo di Chiara Bariffi. È questa l'unica notizia filtrata ieri al termine dell'autopsia effettuata sul corpo della ragazza bellanese. L'esame è iniziato nel primo pomeriggio e si è concluso verso le 19. Ad effettuarlo due esperti nominati dalla procura: il medico legale Paolo Tricomi e Marzio Massimiliano Capra, specialista di Milano. Sul corpo di Chiara sono state effettuate anche delle radiografie, oltre a diversi prelievi di tessuti per gli esami tossicologici. Le analisi dovranno dimostrare, infatti, se al momento della morte la ragazza fosse sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, medicinali in grado di alterarne i riflessi, o di alcol. Gli esperti hanno ora sessanta giorni di tempo per depositare le proprie perizie, ma hanno anche la possibilità di chiedere una proroga se gli accertamenti dovessero prolungarsi più del previsto. Sempre ieri si era diffusa con insistenza la voce che i militari stessero seguendo una pista satanica, partendo dal soggiorno di Chiara a Londra e da «strane amicizie» che la ragazza avrebbe avuto nell'ultimo periodo della sua vita. Un'ipotesi investigativa decisamente smentita dagli inquirenti.



La medium diventata famosa dopo il ritrovamento del corpo della ragazza
La maga: ho sventato un attentato a Roma
Parla la sensitiva del lago: dai dialoghi con il Duce al caso Orlandi. «Risolverò altri casi»

DAL NOSTRO INVIATO 
MAZZANO (Brescia) —«Sono predetta dalla nascita». Una signora strana, che in paese chiamavano «la zingara» l'aveva detto alla sua mamma, l'unica che ogni tanto le dava una minestra: «Avrai una figlia e si chiamerà Maria Rosa». E così fu. «Non è incredibile? Quando ti succede una cosa del genere, significa qualcosa, no?» Dissolvenza di cinquantacinque anni da quel giorno lontano e la signora Maria Rosa è diventata una importante. Ieri pomeriggio, in ordine sparso davanti al giardino del fratello Pierino, che la protegge dall'orda: quattro troupes televisive, cinque giornalisti della carta stampata, un paio di radio al telefono di casa. «Cosa vuole, sono predetta. Ma però non voglio approfittare di Chiara. Dico chiaro e tondo che non è stata uccisa, ma che finalmente ha trovato la pace grazie a me». E lei, grazie a Chiara, ha trovato la fama: «Io sono solo una donna nata per fare del bene, che vuole soprattutto essere dimenticata, non amo parlare di me».

Chiara Bariffi era scomparsa da tre anni. I genitori volevano sapere. Il padre ha chiamato Maria Rosa Busi, «sensitiva, chiaroudente e veggente» che ha messo il dito su un punto preciso del Lago di Como: «E' qui». Era davvero lì, a 120 metri di profondità. L'hanno trovata cinque giorni fa. Tra una settimana Maria Rosa darà alle stampe il suo libro-inchiesta su Chiara: «L'urlo, la luce dopo il buio». Nel tinello della casa di Pierino, la signora Maria Rosa esce dal suo naturale riserbo per dire, tra le altre cose, che i cittadini di Roma dovrebbero esserle grati «perché li ho salvati da un attentato da milioni di morti»; che ogni sera parla con un Duce sempre più cupo «perché vuole che recuperino i documenti e le medaglie che ha lasciato al Vittoriale di Salò», che le hanno chiesto di intervenire per Emanuela Orlandi, «ma lì ci sono di mezzo poteri immensi, meglio lasciar stare»; che il caso Chiara è chiuso, «e adesso mi dedico a ritrovare altre tre persone, tra cui un uomo famoso e top secret». Maria Rosa è una donna gentile, di complessione robusta, i capelli biondo platino sono l'unico vezzo che si concede. Lavora come ausiliaria in una casa di cura, dalle 4.30 del mattino fino al pomeriggio. «Poi, a casa, aiuto chi ha bisogno». Racconta che faceva le carte, dava consigli a cuori infranti. «Risolvevo problemi di vita quotidiana, diciamo così».

Nell'ottobre del 2003 un maresciallo le chiese lumi sui Moreni di Castenedolo, una coppia scomparsa nel nulla. Lei sentì che erano in fondo al lago. «Capii di avere il potere». La capacità di andare e venire dal tunnel che collega vita e morte: «Non è che parlo con i morti, li vado a trovare. Nel 2002, durante un coma per un tumore al cervello, ho visto mio padre, scomparso nel '77, che mi ha lasciato la porta del tunnel aperta. E' stato un regalo di papà». Il fratello Pierino in realtà ricorda una più prosaica operazione all'orecchio.

Il ritrovamento dei Moreni le diede notorietà locale, anche se la sua segnalazione arrivò dopo che sui giornali era uscita la notizia del ritrovamento della borsa della signora Moreni poco distante dal punto da lei indicato giorni dopo: «Non leggo i giornali», si difende Maria Rosa. I sommozzatori che lavorarono al caso ricordano che ebbero da lei l'incitamento ad andare avanti nelle ricerche, e non la segnalazione precisa: «Ricordano male». Su Chiara, però, nessuno ha niente da dire, neppure i sommozzatori. Liberi gli scettici di malpensare che da queste parti tutti sanno che il lago crea un gorgo al fondo del quale si depositano le auto che cascano dentro. «Solo invidia. Chiara mi ha guidato fino a lei».
Per chi ci crede, dunque, è andata così: «La premonizione: ho visto una foto di quelli che cercavano i coniugi Donegani. Tra loro c'era il Remo di Pisogne, un sommozzatore che mi aveva aiutato con i Moreni. Un segno del destino». Maria Rosa dice di essere stata la prima a indicare dov'era la coppia di Brescia. «Ho incontrato anche loro, dall'altra parte». Comunque, ha chiamato Remo Sonetti, presidente del gruppo di soccorso Sabino, c'era un altro lavoro da fare. «Mi sono affacciata sul piazzale dove si sospettava che l'auto di Chiara fosse uscita di strada. Ho capito tutto. "Sono qui sotto sulla mia macchina", mi ha detto Chiara. Non ero io a guidare i sommozzatori, era lei tramite me. "Non laggiù, qui dove c'è il muretto di Eternit, tra i parafanghi delle altre auto", mi ripeteva. Dava indicazioni».
Maria Rosa dice che i viaggi nel tunnel non sono come nei film. «Non vado mica in trance. Mentre cucino, mentre parlo al telefono, i miei morti si fanno sentire. Mi fanno compagnia. Sono tutti miei amici». Signora, ma la storia dell'attentato a Roma? «Sono intervenuta di persona per evitare una strage. Ma è un segreto totale». Maria Rosa dice basta: «Odio parlare di me». Oggi le hanno telefonato cinque persone per chiedere informazioni su persone scomparse. «Io non posso accontentare tutti». E perché no? «Non lo faccio di mestiere, è un hobby. E poi il lavoro mi stanca, quando torno a casa l'energia è quella che è». Maria Rosa si congeda con una promessa: «Tra un paio d'anni vado in pensione, e allora mi dedicherò ai grandi misteri italiani. Vedrete, vedrete».
Nell'occhio del ciclone - La sensitiva, che è nota anche perchè ha contribuito a far recuperare altri due cadaveri in fondo al lago d'Iseo, è adesso nell'occhio del ciclone, come capita spesso in casi come questo, che sollevano dubbi e interrogativi, oltre a insinuazioni e ironia.
Ma la signora Busi sorride: "Gli scettici fanno bene a non credere, anche se poi mi abbracciano. Io sono "chiaroudente", sento le voci e vedo. Non so bene come funziona - dice la medium - ma sono stata in coma due volte, a trent'anni stavo morendo di tumore. Nell'agonia ho visto mio padre che mi diceva: torna indietro, la tua strada è un'altra". La signora non voleva accettare di occuparsi del caso ma è stata convinta dalla mamma di Chiara. " Ho ripercorso la strada della ragazza - ha detto - e mi sono fermata dove è stata trovata. Ho avuto una visione. Ho visto quello che voi vedete oggi. Ho sentito la sua voce. So che ho esaudito due desideri, il suo di essere sepolta, e quello dei genitori si sapere davvero cos'era successo". Ora tutti i media la cercano, la invitano alle trasmissioni. Lei però dice soltanto: "Il mio dono voglio metterlo a disposizione di chi ha bisogno. E soprattutto non voglio guadagnarci".
Sarà tutto vero? Certamente questo sembra uno di quei casi inquietanti che non si riesce a catalogare con criteri razionali. Eppure moltissimi giurano che è andata così.


Marco Imarisio
16 settembre 2005

Ieri, giovedìFrancesco Bariffi, il padre della ragazza trovata nel lago dopo tre anni, ha proceduto al riconoscimento della figlia. All'interno i particolari e gli aggiornamenti.

Nella camera mortuaria dell'ospedale di Lecco, il professor Francesco Bariffi ha proceduto al riconoscimento della figlia Chiara. Facilmente intuibile il dolore del padre per un atto voluto e dovuto al quale non si è sentita però di partecipare la madre della ragazza, signora Luciana. Pare certo che lo stato di conservazione del corpo della ragazza sia buono, nonostante la lunga permanenza in acqua. Un fatto che ha i contorni del “miracoloso” o quantomeno dello straordinario.
Intanto dopo l'autopsia proseguiranno alcune analisi probabilmente per precisare le esatte cause del decesso e scrivere la parola fine alle versioni più assurde fatte circolare in questa triste vicenda con scarso rispetto per il dolore dei genitori di Chiara e della sorella Alba.
Francesco Orio
19 settembre 2005:
Proseguono gli esami sulle spoglie di Chiara Bariffi, la giovane bellanese il cui cadavere è stato ritrovato, nel lago, alle porte di Dervio.

Continua la triste vicenda di Chiara Bariffi, il cui corpo è stato ritrovato, nella sua auto, nel lago, a circa 120 metri di profondità, alle porte di Dervio.
Sulle spoglie di Chiara continua una serie di approfondite analisi per capire le cause della morte. Un processo molto lungo che probabilmente non renderanno possibili i funerali a breve scadenza. Nella migliore delle ipotesi si parla di oltre dieci giorni dal recupero della salma, nelle peggiori anche di un paio di settimane.
Intanto si allunga la lista di ipotesi su cosa avrebbe causato questa tragedia anche se i genitori della giovane sembrano più protendere ad un incidente automobilistico che Chiara avrebbe avuto da sola.
Fermamente scartata , sempre dai genitori, la possibilità di un omicidio come pure l’ipotesi del suicidio. Ma i genitori non possiedono ancora molti dati per aver le idee chiare.
Saranno gli esami definitivi a far chiarezza.
Forse.
Nazionale
Notizie tratte da "La Nazione"
- Mistero del Lago di Como, la mattina Chiara era ancora viva
DERVIO (Lecco) — Chiara Bariffi non è morta alle tre di notte come si pensava finora. Erano le sei e mezzo del mattino quando è stata vista con un amico e riconosciuta con sicurezza mentre faceva colazione in un bar di Dervio. Nel mistero della ragazza scomparsa nel lago Como è giallo pieno sugli orari. Nel frattempo, i carabinieri hanno ripreso le indagini. Fra giovedì e ieri sono state sentite tre delle sei persone già indagate per favoreggiamento nell'inchiesta per sottrazione di persona inferma di mente aperta dalla procura di Lecco all'indomani della scomparsa della ragazza di Bellano, il primo dicembre 2002. Tre su sei. Perché? «Chiara — dice Antonella Manenti, moglie dei titolare del bar gelateria Pin di Dervio — era qui quella mattina alle sei e mezzo. Ha fatto colazione e se n'è andata. Non ci sono dubbi. 

L'hanno vista la ragazza del bar e alcuni signori che erano presenti. La ragazza l'ha detto anche in caserma quando è stata sentita dai carabinieri». Una testimonianza confermata da quella di Alberto Facchinetti detto Bertino, di Dervio, che ha avvistato Chiara e indicato l'orario: fra le 6.05 e le 6.10. Testimonianza contraddetta da quella di M., uno dei tre amici che trascorsero la serata e le prime ore della notte con Chiara Bariffi, a lungo ritenuto l'ultima persona ad averla vista viva: «Quando Chiara mi ha detto che voleva andare a casa mai avrei immaginato che stava per verificarsi una tragedia del genere. Quella sera Chiara era tranquilla, abbastanza silenziosa. Questa ragazza doveva andare a casa, si è fermata prima, è successo qualcosa, non lo so. Abbiamo passato la serata alla 'Vespa' di Cosio. 
Poi abbiamo fatto una sosta in un altro locale di Colico. Lei mi ha detto espressamente che voleva andare a casa. Siamo arrivati al parcheggio davanti al bar Pin. Forse Chiara voleva bere l'ultimo. Ma il bar stava chiudendo. Nel parcheggio c'erano le ultime macchine. Il bar stava chiudendo. Una sosta che sarà durata cinque minuti. L'ho accompagnata alla sua macchina. Lei mi ha riportato al parcheggio, Ci siamo salutati. Era poco prima delle tre». Due coppie di amici. Chiara e gli altri tre trascorrono l'intera serata in un locale di Cosio, «La Vespa». Si trasferiscono all' «Ex ... Caffè» di Colico, un vecchio cinema trasformato in ritrovo. La piccola compagnia si scioglie ad un'ora che Sandro, uno dei quattro, colloca fra le 2.20 e le 2.30. Sandro si trattiene nel locale dove ha incontrato alcuni amici. Chiara gli presta cinque euro perché è rimasto senza spiccioli. I tre si mettono in cammino alla volta di Dervio.

Il pm Luca Masini ha riavviato l'inchiesta. Le persone che per ultime hanno visto Chiara la notte della sparizione vengono risentite dai carabinieri. Il mistero dell'auto. Un altro interrogativo si aggiunge ai tanti che avvolgono la Daihatsu Terios che per quasi tre anni è stata la tomba di Chiara Bariffi, prima che la sensitiva Maria Rosa Busi indicasse il tratto di lago dove era andata a posarsi. L'airbag della jeep non è entrato in funzione. Un particolare che potrebbe indicare che l'impatto non è stato tanto violento da azionarlo. Delle marce era innestata la prima. Tutto questo potrebbe far pensare che il mezzo non è rovinato nel lago, ma ci è scivolato.Il quadro è tale che gli inquirenti non escludono nessuna pista. Neppure quella di un ambiente satanistico che potrebbe avere fatto da cornice alla tragica fine della ragazza di Bellano. 

E' provato che durante il suo soggiorno a Londra, Chiara si era legata a un giovane inglese, salvo poi scoprilo legato a un gruppo satanista e troncare la relazione. In quegli anni, una sorta di setta si era insediata sul lungolago. «Erano — dice un sacerdote della zona — una decina di persone. I più esaltati erano il nucleo trainante. Dietro venivano gli amici degli esalatati. Erano tossici, alcolizzati. All’epoca erano comparse delle scritte al vecchio imbarcadero e sui muri della chiesa di Santa Cecilia. Il punto di ritrovo era un rustico sulla strada per Bellano, il proprietario aveva chiamato più volte i carabinieri. Non posso certamente affermare che avessero catturato anche Chiara. E' un fatto che cercavano di fare opera di proselitismo soprattutto fra i soggetti più deboli, più indifesi. Il gruppo non si è sciolto anche se il capo è morto di overdose e altri due sono stati arrestati. Sono rimasti degli sballati anche se col tempo hanno lasciato perdere il satanismo».

Estate 2006 - COMUNQUE PERMANE IL MISTERO!..... Hanno fatto l’autopsia ma non ci hanno fatto sapere nulla! – Eppure le cause della morte dovrebbero saltar fuori. Anche se è passato diverso tempo. Il corpo era ancora ben conservato.
Inoltre credo sia vero quello che, in un primo tempo, è scappato di bocca a uno degli inquirenti: mani e piedi legati! Subito messo a tacere e smentito! 
(…Il cadavere non aveva le mani e i piedi legati: la voce diffusa da uno degli inquirenti che ha assistito al recupero della salma ieri mattina, è stata smentita in maniera secca dalla polizia….)

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MOSTRA FOTOGRAFICA delle foto create da CHIARA BARIFFI
Mostra Fotografica di Chiara Bariffi 14-31 agosto 2015, aperta dalle 10 alle 12:30, dalle 16:00 alle 19. Una giova artista morta in circostanze oscure il 1° dicembre 2002


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31 DICEMBRE 2018 - Ho saputo che: 
Francesco Bariffi, il padre della ragazza, qualche anno fa, è rimasto vittima di un INCIDENTE STRADALE E NON CE L'HA FATTA A SOPRAVVIVERE! 
Pertanto... 
RIP Francesco Bariffi, anzi.. NON RIPOSARE IN ETERNO.. MA.. stai felice nella Luce, in quella dimensione dove sicuramente hai ritrovato tua figlia Chiara! Abbracciala, gioca, ridi, scherza, balla con lei! Gioia immensa!