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martedì 19 marzo 2019

L'esame "MAMMOGRAFIA" - Quello che non ci viene detto

MAMMOGRAFIA: QUELLO CHE NON DICONO...


Il video - basandosi su studi ufficiali e pubblicati - cerca di spiegare quali potrebbero essere i rischi intrinseci dello screening più diffuso tra le donne: quello della mammella! A cura di Marcello Pamio, responsabile del sito www.disinformazione.it e autore dei libri: "Cancro Spa", "La fabbrica dei malati", "Il marketing della pazzia". Pubblicato il 1 febbraio 2019 Marcello Pamio, insegna "Nutrizione Superiore" in alcune scuole di Naturopatia, è autore di libri su salute e benessere, e gestisce dal 1999 il sito www.disinformazione.it

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=ahkhhb9CQyw

mercoledì 13 marzo 2019

PSA & PROSTATA: IL GRANDE INGANNO. Gravi conseguenze dello screening esame invasivo.



PSA & PROSTATA: IL GRANDE INGANNO!


"PSA: la proteina dalle uova d'oro" svela gli inquietanti segreti, i rischi e gli altarini economici di uno degli esami più diffusi al mondo... Il video è un estratto della lezione sul cancro tenuta da Marcello Pamio nella Scuola in "Scienza e Arte della Salute" di Castello di Godego (TV).

Tratto da: https://www.youtube.com/watch?v=yoW9-vHCMWE





Come si può vedere, alcuni fattori che possono causare un aumento del PSA non hanno nulla a che fare con una prostata malata. Inoltre ricordato che un individuo può avere la prostata più grande o più piccola del normale e in questo caso anche il livello di PSA potrebbe essere più alto o più basso della media.
A conclusione è doveroso conoscere quanto afferma lo  scopritore nel 1970  del PSA  il Prof. Richard J. Ablin  immunopatologo della 'University of Arizona'. Le sue conclusioni circa la capacità prognostica del test PSA sono state da lui stesso pubblicate nel suo libro del marzo 2010 “The Great Prostate Mistake”  (in italiano R.Cortina Editore 2016  'Il grande inganno sulla prostata') conclusioni che qui riassumiamo e che non hanno bisogno di commenti:
1)      L'affidabilità del test del PSA è “poco più che tirare una monetina in aria, peggio, è un costoso disastro nel campo della salute pubblica.” Egli si rivolge sopratutto ai medici dichiarando “Non avrei mai potuto immaginare che la mia scoperta avrebbe portato a un disastro regolato dalla legge del profitto”.
2)      La sua tesi, già sostenuta da una parte della comunità scientifica è che “l'esame produce molti falsi positivi e troppo allarmismo”. Afferma inoltre che “gli ultrasessacinquenni che sviluppano il tumore alla prostata hanno più probabilità di morire “con” un carcinoma prostatico che “per”  un carcinoma prostatico.
3)      Il test non misura la gravità della malattia. Uomini con valori bassi di PSA possono comunque sviluppare un cancro della prostata,mentre persone che hanno un valore alto possono essere del tutto sani.

"Tutto quanto detto sulla prostata (in questo servizio, n.d.r) è per me come la scoperta... dell'acqua calda." (Dottor Idalgo Gazzoni - 14/03/2019)


Cancro alla prostata, masturbarsi almeno 21 volte al mese riduce il rischio fino al 33%

Grazie a uno studio statistico condotto su oltre 30mila uomini, i ricercatori dell’Università di Harvard hanno determinato che eiaculare spesso protegge la prostata dallo sviluppo del cancro.

Un team di ricerca americano della prestigiosa Università di Harvard (Boston) ha determinato che masturbarsi oltre venti volte al mese (o fare tantissimo sesso) riduce significativamente il rischio di sviluppare cancro alla prostata, potendolo abbattere fino a un terzo. Gli studiosi, coordinati dal professor Edward Giovannucci, docente di Medicina presso il Dipartimento di Nutrizione ed Epidemiologia dell'ateneo americano, sono giunti a questa conclusione dopo aver sottoposto a circa 32mila uomini una serie di questionari relativi alle proprie abitudini sessuali.
(... omissis... e segue)
Le ragioni della protezione offerta dall'eiaculazione non sono note, ma secondo i ricercatori potrebbe dipendere dal fatto che l'atto sessuale libera la prostata da tossine nocive e batteri che potrebbero accumularsi nella ghiandola. Essa, infatti, fornisce una fluido ricco di sostanze – come potassio e acido citrico – che impedisce al seme di “appiccicarsi”. Inoltre, poiché in alcuni passati studi erano stati individuati gli stessi cancerogeni del fumo di sigaretta all'interno della prostata, eiaculando spesso è possibile evitare che essi si accumulino nel processo noto come stagnazione prostatica. 

Insomma, il sesso (autonomo o in compagnia) fa sicuramente bene alla salute, come dimostrato anche da numerosi altri studi, ma i ricercatori, che hanno pubblicato i dettagli della ricerca su European Urology, sottolineano anche l'importanza di una corretta alimentazione e dell'esercizio fisico.





sabato 23 febbraio 2019

A SANSCEMO pardon, SANREMO YOUNG in testa la bambolina. Eliminata la talentuosa bella siciliana Clara Palmeri!


23/02/2019 - Grazie ugualmente AMICI... quei pochi ma buoni che si sono uniti a me per sostenere l'avventura a SANSCEMO, pardon! SANREMO YOUNG di Clara Palmeri​! (chiamato "SANREMO YOUNG", ma che con il FESTIVAL DI SANREMO, ne sono convinto, NON ABBIA NULLA A CHE FARE, anche se la location è la stessa: fatto apposta per trarre in inganno. E' come dire se io organizzo un festival, anzi, una competizione canora a Venezia e la intitolo "VENEZIA YOUNG"... Bello eh? Ma suona molto molto diverso! Meglio affittare e usare il Teatro Ariston della cittadina Sanremo.. tanto più che la "dea" RAI si trova già posizionate le sue telecamere e regie varie, dal VERO FESTIVAL tenutosi poco prima!). 
Clara ci credeva.. o, almeno sperava, in qualcosa in più. Ma, come spesso accade in quell'ambiente, la logica va a farsi friggere. Proprio come è successo tra i BIG!.. al vero reale FESTIVAL DI SANREMO DELLA CANZONE ITALIANA, si intende!

Claretta! NON TI VOGLIAMO VEDERE PIANGERE! Oppure considera il tuo pianto una esternazione del tuo dispiacere nel lasciare gli amici e dovere tornartene a casa, però nella tua magnifica Marsala! Per il resto, credimi, non ne vale proprio la pena. Quando ti ho visto alla fine, ad andare a finire nel ballottaggio con quell'altro concorrente, ho capito che la tua esclusione era segnata! Ma non perché ritenevo quel ragazzo più degno e meritevole di te nel cantare! Ma per altri motivi che qui preferisco un liquidare con un "no comment".

Abbraccione, comprendente pure tua mamma Marianna, con questo mio collage, postato all'inizio, creato per l'occasione e non senza commozione. Ciaooo stellina! <3 :)

Mia recensione:

"ieri sera, sulla maledetta, marpiona RAI e il suo furbone, per non dire criminale, sistema di TELEVOTO*, abbiamo assistito ad una roba da incubo, verso giovanissimi cantanti in erba... umiliati, mortificati, sfruttati, illusi e chi più ne ha più ne metta. "SANREMO YOUNG" prolungamento, in chiave "grandicelli", di "TI LASCIO UNA CANZONE" (TLUC), condotto dalla solita "attrice" Clerici (non una semplice presentatrice ma facente parte della così detta "Commissione artistica", nominata dall'organizzazione RAI-UNO e pertanto con pieni poteri e influenza - Commissione Artistica, composta dal Direttore Artistico Gianmarco Mazzi, da Antonella Clerici e dal Direttore Musicale Diego Basso.).

Che pena, poveri ragazzi.. anche se lo sanno in anticipo i rischi che corrono e hanno, comunque, deciso di gettarsi ugualmente nel calderone tritatutto, che triterà tutti meno uno, ossia quello che poi raggiungerà il traguardo finale, ossia la vittoria. 

L'organizzazione.. ossia la RAI (lo sapevate?), dopo aver "sfruttato" in lungo e in largo questi ragazzi e creato un grosso business a proprio favore, penso sia il minimo che possa fare a concedere la possibilità al vincitore, di partecipare, in futuro, alla vera manifestazione canora del Festival di Sanremo Giovani. Che gentili! Ma la vincitrice dell'anno scorso, chi l'ha vista al FESTIVAL DI SANREMO di quest'anno??!? Boh!


Io, normalmente, non guardo mai la "dea" TV-lava-cervelli (l'ho lanciata fuori dalla finestra tempo fa e detesto la RAI), ma stavolta ho fatto un'eccezione, a casa di amici, per seguire una giovane che seguo dai tempi di TLUC: Clara Palmeri.. bravissima ma, in questo contesto, usata "usa e getta".. e, come lei, tanti altri, praticamente tutti, meno quello scelto e già programmato per la vittoria finale... che io immagino già chi è, sospettando disegni già pianificati a suo tempo, da chi.. lo tengo per me.

Vanno lentamente, procedono adagio quelli della RAI di Stato (già, quale Stato?).. per incrementare ulteriormente (vedi il canone) le casse RAI (e non solo) col famigerato TELEVOTO*.. Non hanno fretta loro." :(



Un'immagine di Clara Palmeri assieme al giovane 15enne Luigi Cascio che, dopo essere stato illuso di essere sul punto di passare il turno, improvvisamente si è visto notificare l'eliminazione, che lo ha lasciato letteralmente di stucco e incredulo! Macellato praticamente.... ma con illusione psicologica del genere: "dalle stelle alle stalle". 
Puro sadismo.. Sigh!
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ECCO LA CRONACA DELLA TRASMISSIONE DEL 22 FEBBRAIO 2019:Luigi Cascio e Clara Palmeri eliminati da Sanremo Young: la classifica completa
ByAntonella Latilla:

Prime eliminazioni a Sanremo Young 2019. A fine seconda puntata sono stati eliminati due concorrenti: Luigi Cascio e Clara Palmeri. 

Il primo, Luigi Cascio, si è esibito nel corso della serata con Bianca Atzei (Atzei, vestita talmente sexy da aver senz'altro turbato le fantasticherie del giovane 15enne e non solo, ndr.) mentre la seconda, Clara Palmeri con Mietta (Mietta, la svampita e tramontata Mietta, ritornata anche quest'anno, che, da come si comportava, come se volesse strafare, ha dato l'impressione fosse lei quella in gara, evidenziando un'accoppiata decisamente sbagliata causa i timbri di voce fortemente contrastanti, da penalizzare fortemente Clara Palmeri, che non è riuscita a nascondere il suo disagio, senza potersi esprimere al meglio. 
Ciò ha indubbiamente danneggiato la concorrente Clara: Enrico Ruggeri, in giuria, per esempio, l'ha liquidata freddamente E STRANAMENTE con un 6! Qualcuno aveva forse già deciso che Clara Palmeri dovesse essere eliminata quella sera? ndr.).

I due si sono piazzati alle posizioni più basse della classifica (risultato del punteggio congiunto del televoto e della giuria) insieme a Kimono e Eden e sono stati poi definitivamente eliminati dai due comici "Luca e Paolo", presenti nel programma in qualità di giudici supremi (!). Ma in che modo Luigi e Clara sono stati eliminati?

La classifica è stata la seguente:

1. Giovanna Camastra
2. Giuseppe Ciccarese
3. Beatrice Zoco
4. Tecla Insolia
5. Antonio Vaglica
6. Maxi Urban

7. Luigi Cascio
8. Kimono
9. Eden
10. Clara Palmeri

Clara Palmeri è stata votata dall’orchestra ma non è bastato.
Dopo aver ottenuto l’ultimo posto in classifica, (incredibile ma vero) Clara Palmeri ha ricevuto il voto del direttore dell’orchestra (ipocrisia allo stato puro.. non gli crediamo quando dice che era già stato stabilito con congruo anticipo!), che ogni sera può assegnare un punto al concorrente considerato più meritevole. Questo vantaggio non è servito più di tanto alla ragazza, che salendo dal decimo al nono posto è rimasta (anche per forza.. ipocrisia? Contentino?) sempre nella zona più bassa della classifica. (in neretto: ndr)


A fine serata Luca e Paolo (i due comici, pertanto attori) hanno salvato solo due ragazzi come previsto dal regolamento. (Li hanno presi da quel copione che era stato assegnato loro?) La scelta (decisa da chi non si può sapere: dicono che la decisione spetta a loro.. e ce lo vogliono far credere) è ricaduta su Kimono e Eden.. eliminando anche in modo sadico e spettacolare i malcapitati ragazzini, in ordine di esecuzione: Luigi Cascio e Clara Palmeri. Orribile sceneggiata per fare incrementare l'audience? Bah! Ci siamo proprio ridotti male: due comici come plotone d'esecuzione! Sigh!

Da segnalare che Giovanna Camastra – prima al televoto – è stata la concorrente di Sanremo Young più votata anche su Instagram. La quindicenne (QUI, NEL TITOLO, ESPRESSA COME "LA BAMBOLINA") ha cantato "Ti innamorerai" in duetto con Marco Masini (il già quotato vincente per questo genere di votazioni... Toh! Guarda caso! E... che tenerezza la bambolina!! Ma.. mi domando: "chi decide le accoppiate?" Ma è logico che il/la concorrente in accoppiata col pluri-quotato Marco Masini sia decisamente collocato/a addirittura in vantaggio! "Ma fatela un po' meno sporca un'altra volta!"


PAZZESCO! NIENTE A CHE FARE COL FESTIVAL DI SANREMO DOVE OGNUNO GAREGGIA CANTANDO LA PROPRIA CANZONE SENZA INTERMEDIARI O SPALLA! 

MA CHE RAZZA DI COMPETIZIONE PUO' ESSERE UN "SANREMO YOUNG" COSI' DISEGNATO? RISPOSTA: "SOLO UNA SCUSA PER FARE ESIBIRE I BIG, VECCHI E/O DIMENTICATI O QUASI! E GODERE ANCHE, soprattutto, DEL BUSINESS DEL TELEVOTO*! PER NON DIRE ALTRO DI ASSAI PEGGIO." 

- NON SI VUOLE QUI INCITARE A BOICOTTARE QUESTO PROGRAMMA.. MA OGNUNO FACCIA LE PROPRIE RIFLESSIONI E AGISCA DI CONSEGUENZA IN MANIERA GIUSTA SECONDO PROPRIA COSCIENZA! PERSONALMENTE, MAI L'HO SEGUITO E MAI PIU' LO SEGUIRO'. 

E SE TUTTI I GENITORI SI SVEGLIASSERO NON FACENDO PARTECIPARE IL PROPRIO FIGLIO/A IL PROSSIMO ANNO, SALVANDOLO DAL TRITATUTTO... QUESTO SANREMOYOUNG SARA' DESTINATO ALLA FINE CHE MERITA: AD ESTINGUERSI! 
E SVEGLIATEVI GENTE! BASTA A CADERE NELLA TRAPPOLA DEL TELEVOTO*! NON VOTIAMO PIU' NOI! CARA RAI!


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* IL TELEVOTO... INGANNO DI DELINQUENTI:


"Spettatori che danno il loro giudizio per avere un verdetto popolare? Macché! Il televoto da casa non è un sistema democratico per decretare la vittoria di qualcuno, ma un vero e proprio business.
Tu spendi, credendo di essere protagonista e di partecipare all’esito di una gara, e loro ci guadagnano. E tanto, perché il famoso sms che mandi al numero che leggi in sovraimpressione ti costa molto di più dell’sms che mandi normalmente. E il business ci guadagna. Ecco chi si spartisce la torta dei milioni di televoti che tra reality show, Sanremo e Miss Italia mandiamo ogni anno.
Il giudizio del popolo sovrano? Una bufala.

Il televoto è il metodo più democratico che ci sia per far interagire il pubblico con la televisione? Balle. Il tuo voto serve a far guadagnare soldi. Se le trasmissioni volessero semplicemente la tua opinione, ti farebbero votare attraverso un numero verde o al massimo il costo della chiamata o dell’sms sarebbe quello previsto dal tuo piano tariffario. Invece costa molto di più. E altro che metodo democratico..." (segue nel LINK annesso, della associazione difesa consumatori - articolo di Fausta Chiesa)

http://www.associazionedifesaconsumatori.it/news/politica-e-societa/il-televoto-da-casa-una-spesa-per-chi-chiama-un-business-per-gli-altri/

Carla Galeazzi ha detto:
Basta con il business del televoto a pagamento!!!
Basta far guadagnare soldi a persone che altro non fanno che arricchirsi alle spalle altrui!
Giudizio del popolo sovrano: gran bella bufala!!!
Concordo perfettamente con quanto scritto dalla Sig.ra Chiesa nel 2010, ora nel 2018 siamo ancora allo stesso punto: nulla è cambiato e non se ne parla più!
Sig.ra Chiesa ci riprovi, rifaccia sentire la sua voce!!! Grazie

venerdì 15 febbraio 2019

Sindrome di Procuste - Disprezzare, e non solo, il successo altrui.



Disprezzare il successo altrui: la “Sindrome di Procuste”

“Fa’ attenzione, ci sono persone che, quando vedono che hai idee diverse o che sei più brillante di loro, non ci pensano due volte a metterti sul letto di Procuste”

Disprezziamo molte cose per non dover disprezzare noi stessi (Marchese di Vauvenargues)
In base ai contesti o al proprio vissuto possiamo estrinsecare determinate emozioni: in alcuni ambiti possiamo essere felici, grati. In altri contesti possiamo mostrare, tristezza, paura, rabbia…..
Vi sono contesti in cui si articolano emozioni più complesse come l’imbarazzo, la vergogna, il senso di colpa, l’invidia, la gelosia e il disprezzo.
Soffermiamoci ora sul disprezzo. Di certo, si può provare disprezzo per una persona che ti ha fatto del male, che ha deluso le tue aspettative, che ti ha tradita….E se il disprezzo si manifestasse nei confronti delle persone che hanno solo avuto la colpa di emergere nella vita? In questi casi, direi che a monte del disprezzo, vi è una ferita più profonda che emerge ogni qual volta qualcuno brilla più di sè.
Questo atteggiamento intrinseco prende il nome di Sindrome di Procuste, una patologia mentale abbastanza grave e dannosa sia per il soggetto che ne soffre sia per chi lo circonda e può essere visto in tutti i contesti, dal quello personale a quello professionale. Chi è affetto da questa sindrome non solo invidia costantemente gli altri ma tenta anche di ostacolarli per evitare che raggiungano i loro obiettivi personali.
“Per Sindrome di Procuste si intende una particolare patologia mentale che porta chi ne soffre a provare un forte dispiacere e dolore nei confronti del successo delle altre persone, che siano colleghi, amici o parenti”

Il disprezzo ingiustificato è legato a doppio filo con l’autostima; ci costringe ad un continuo confronto tra noi e gli altri, o meglio, tra ciò che non va nella nostra vita e l’immagine distorta e superficiale che abbiamo della vita altrui. Da questo confronto ossessivo ed distorto ne usciamo inevitabilmente sminuiti, frustrati, sconfitti.

Il mito di Procuste

C’era un letto particolare nella mitologia greca: “il letto di Procuste”. Procuste è il soprannome di un leggendario brigante greco che attendeva i viandanti sulla strada da Atene a Megara.
Costui possedeva due letti di diverse misure. Non appena catturava una persona, la posizionava su uno di quei letti. Se la vittima era grande e corpulenta, era costretta a sdraiarsi sul letto più piccolo, e Procuste tagliava il suo corpo in modo farlo combaciare con la misura del letto.
Se, al contrario, il malcapitato era minuto, era obbligato a distendersi sul letto grande; per far coincidere la misura del suo corpo con quella del giaciglio, Procuste lo piallava e lo stirava, proprio come si fa con la pasta di una torta o di una pizza, slogandone prima gli arti.
Attualmente, questo personaggio mitologico viene associato alle personeche ricorrono al boicottaggio, all’umiliazione o all’inganno per fare in modo che gli altri non diventino una minaccia. In pratica, invece di sforzarsi di migliorare e sviluppare ulteriormente le loro capacità, decidono di limitare le capacità degli altri.

Sindrome di Procuste, proiettarsi a un mondo parallelo mediocre

Chi soffre della Sindrome di Procuste vive nel mondo che ha elaborato nella sua mente, un mondo parallelo che lo porta a sconnettersi dalla realtà. Infatti, spesso è portato a sentenziare giudizi irrazionali che si basano sulla sua visione distorta della realtà.
Anche se vive chiuso nel suo mondo irrazionale, non disdegna a confrontarsi con gli altri; confronto ovviamente che lo porta a convincersi che le persone siano tutte mediocri. Non ammetterà mai che qualcuno possa brillare più di lui o di lei, così invece di sforzarsi di crescere come persona e allargare i propri orizzonti, cerca di limitare quelli degli altri.
Alla lunga, chi soffre della Sindrome di Procuste finisce per sviluppare profondi malesseri emotivi dato che inevitabilmente, manifesta un comportamento profondamente disadattivo.
“Trasformrsi nel personaggio mitologico significa semplicemente condannarsi a ciò che si intende evitare: la mediocrità. La persona che destina le proprie risorse a far inciampare gli altri per abbassarne il livello, non cresce realmente, ma si rassegna alla sua mediocrità”

Come si riconosce la persona che soffre della Sindrome di Procuste

In genere, il disprezzo, sebbene sia un sentimento logorante per chi lo prova, è distruttivo ma non patologico. Lo diventa nel caso in cui vi è una regressione ingiustificata del sentimento caratterizzata da ostilità, avversione, antipatia, odio intenso, aggressività.
Chi soffre della sindrome di Procuste identifica ciò che l’altro possiede, non tanto come qualcosa di intensamente desiderato, ma addirittura come qualcosa che gli è stato tolto. In conseguenza di questa percezione distorta della realtà,  si sente deluso e attaccato e, per difendersi, reagisce in maniera ostile. L’aggressività può essere anche solo emotiva, non necessariamente materiale o peggio sottile, subdola. Vediamo le caratteristiche principali di questi individui

Hanno un atteggiamento prepotente per nascondere la loro insicurezza e il sentimento d’inferiorità

Sebbene non lo riconoscano, queste persone provano una enorme sensazione d’inferiorità, motivo per cui si sentono minacciate da qualcuno che li può superare. La paura di perdere la propria posizione è ciò che li spinge a far inciampare gli altri. Ma la paura e l’insicurezza di solito si manifestano come arroganza perché queste persone desiderano mascherare le loro mancanze.

Reagiscono mettendosi sulla difensiva

Per coloro che soffrono della sindrome di Procuste, chiunque può diventare il nemico. Per questo motivo di solito reagiscono a qualsiasi commento mettendosi sulla difensiva e attaccando per cercare di superare il loro rivale e contenere la minaccia percepita.

Deformano la realtà a loro vantaggio

Il termine “letto di Procuste” è anche usato per riferirsi a un errore in cui queste persone tendono a cadere: distorcono la realtà in modo tale che si adatti alle loro idee. In pratica, invece di accettare i dati oggettivi, li manipolano a piacimento per farli corrispondere alla loro immagine della realtà.

Sono intolleranti

Alla base della Sindrome di Procuste c’è una scarsa tolleranza per le differenze. Queste persone non accettano che siamo tutti unici e abbiamo competenze diverse in aree diverse.

Accumulano molte responsabilità

Alcune di queste persone vogliono eccellere a tal punto che finiscono per accollarsi tutte le responsabilità, con l’obiettivo che gli altri notino la loro “incredibile” capacità lavorativa. Sono anche infastiditi quando vengono affidati dei compiti agli altri perché lo interpretano come un attacco personale.

Sviluppano una forte resistenza al cambiamento

Abbiamo tutti una certa resistenza al cambiamento, ma le persone con la Sindrome di Procruste sono ancora più resistenti perché temono di non essere in grado di adattarsi e avere successo nelle trasformazioni. Tutto ciò che li fa uscire fuori dalla loro zona di comfort genera rifiuto e paura.

Esprimono giudizi sotto forma di verità assolute

Per queste persone, le uniche idee valide sono le loro, tutte le altre non trovano posto, quindi di solito è molto difficile relazionarsi con loro. Il problema è che normalmente le loro idee rispondono a standard arbitrari e loro cercano di costringere gli altri a seguirli alla lettera. In questo modo ottengono l’uniformità che desiderano.
“L’essere umano è in grado di provare anche una forma di invidia buona ed è su questa che dobbiamo lavorare. Osservare pregi e difetti dell’altro infatti permette di confrontarsi con se stessi e comprendere cosa va migliorato, ovvero quali sono i limiti e le potenzialità inespresse di sé da migliorare”

Come affrontare queste situazioni

Non è facile vivere con qualcuno che si comporta come Procuste. Essere calpestati continuamente può indurci a reagire in due modi: ci si rassegna all’umiliazione e poco a poco diventiamo più piccoli, oscurando tutta la luce che è in noi oppure accumuliamo risentimento e odio. Nessuna delle due situazioni è positiva.
Può capitare che anche il nostro miglior amico o amica, trovandosi magari in un particolare momento di insoddisfazione personale, sia irritata dal nostro essere felici per il lavoro che facciamo, per la relazione che stiamo vivendo o magari perché siamo riusciti a raggiungere un traguardo molto importante
Ecco che ci si può trovare dunque in situazioni spiacevoli nelle quali ad esempio dietro ad un complimento, qualcuno a noi vicino possa esternare considerazioni eccessivamente dirette e critiche. La sua può essere una cattiveria inconsapevole che nasce dal senso di inadeguatezza che ha nei nostri confronti.
Quindi, ci sono casi in cui bisogna comprendere che ciò che questa persona sta esprimendo è frutto di una sua forte difficoltà. Possiamo ignorare questo commento, sebbene ci faccia rimanere molto male. Ma se certi atteggiamenti diventano la norma o se questa persona inizia a mettere in atto altri spiacevoli comportamenti , allora è il caso di allontanarla.

FONTE: https://psicoadvisor.com/disprezzare-successo-altrui-la-sindrome-procuste-10136.html?fbclid=IwAR1Hiu5CpHUjhcOqrEvE75Jem1pd7Pk9Qc36YN-bImpwQdeeOBrP_HVpR4w


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Il letto di Procuste

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prokrustesMolti di voi sicuramente ricorderanno, noi l’abbiamo fatto con piacere, un famoso personaggio della mitologia greca: Procuste, un brigante molto singolare. Abbiamo voluto rievocare Procuste per via della leggenda sui suoi “modi” estremamente bizzarri, oltre che cruenti, di dare ospitalità ai viandanti in cerca riposo e rifugio … Vero … dava ospitalità, ma non solo quello …
Il mito di Procuste infatti racconta che...... (SEGUE NEL LINK SEGUENTE): 
https://milocca.wordpress.com/2017/01/09/il-letto-di-procuste/

sabato 9 febbraio 2019

Il SITO di FABIUCCIO MAGGIORE, voce scomoda per facebook e non solo, ma voce verace ITALICA!

Il SITO di FABIUCCIO MAGGIORE, voce scomoda per facebook e non solo, ma voce verace ITALICA di VERO ITALIANO!

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"Ho deciso di creare un sito dove potrete trovare una raccolta di materiale testuale e audio-visivo riguardo i miei interventi di questi ultimi anni.
Dopo le censure ricevute dalla piattaforma facebook, ho deciso di sfruttare un altro canale personale oltre quello finora utilizzato.
Spero possa essere un utile veicolo per la presa di coscienza di problemi che ci interessano da vicino.
F.M."



martedì 29 gennaio 2019

Aracnofobia: se conosci i ragni a fondo puoi vincerla. Occorre aiuto di un maestro.


Aracnofobia: introduzione

Non c'è un motivo specifico, né una paura fondata e concreta, ma di fatto l'aracnofobia terrorizza un numero sproporzionato di persone. Una paura agghiacciante, persistente ed ingiustificata, quella dei ragni, tanto da diventare - talvolta - un'ossessione incontrollabile, responsabile di veri e propri attacchi di panicoMa il fatto più bizzarro, incompreso da aracnofobici e non, è sempre lo stesso: perché proprio i ragni? D'altronde, stiamo parlando “solo” di piccoli aracnidi innocui (tarantole e ragni velenosi a parte).
È sconvolgente l'impatto che la paura dei ragni genera tra la popolazione: si stima, infatti, che l'aracnofobia sia la paura agli animali più diffusa in assoluto, insieme a quella di topi e serpenti.


Il ragno, artista della tessitura per antonomasia, tesse la sua tela con destrezza e maestria unica: la pazienza, la precisione e l'attenzione della trama e dell'intreccio della sua rete sono sorprendenti. L'aracnofobia non si ferma solo al ragno in sé, ma si estende anche alle ragnatele, le sue opere “architettoniche” meravigliose: la paura della rete riflette probabilmente la fobia di essere intrappolati, di non aver via di fuga.
L'aracnofobia, come del resto le fobie in genere, cela disturbi psicologici più o meno gravi: infatti, non ha senso aver paura di questi piccoli animali, ma di fatto, inspiegabilmente, la paura c'è.
Questo è un palese esempio di quanto la mente umana possa condizionare noi stessi: è il senno che comanda il tutto e, quando non si è più in grado di porre dei freni alla ragione, la paura ha il sopravvento. Non a caso, l'aracnofobia rientra tra le paure irrazionali.

Sintomi

Se di sintomatologia si può parlare, l'aracnofobia genera reazioni diverse in base alla “gravità” del disturbo: nei casi di severità, la paura dei ragni s'innesta semplicemente visionando uno scatto fotografico di un aracnide. Le reazioni alla vista di un ragno, sia questi di dimensioni minute o giganti, sono incontrollate e possono risultare esagerate agli occhi non solo degli altri, ma anche dell'aracnofobico stesso.

Esistono vari livelli di gravità, a partire dalla semplice repulsione alla vista del ragno, sino alla degenerata ossessione per gli stessi, che sfocia in attacchi di panico e reazioni irrazionali, oltre che sproporzionate. Tra i sintomi più frequenti, si ricordano:


sudorazionerespiro affannosonausea ed aumento della frequenza cardiaca.

In alcuni aracnofobici, i tipici prodromi di paura si presentano al solo pensiero che all'interno di una stanza possa presentarsi un ragno; il soggetto, di conseguenza, è in grado di entrare in quella camera solo dopo uno sforzo mentale abnorme, unico modo per superare la fobia.

Tipica degli aracnofobici è la sensazione di essere infestati dai ragni, di percepire le zampette correre sulla pelle, come se il ragno volesse intrappolare il pasto umano dentro la sua tela, per mangiare lentamente la sua preda, succhiandone gradatamente il sangue.
Dopo aver inquadrato la paura dei ragni in chiave sintomatologica, è comprensibile come il termine “aracnofobia” sia un eufemismo, per quelle persone che ne sono affette. Spesso, i soggetti “sani” trovano eccessive le reazioni degli aracnofobici alla sola visione del ragno, ma l'ossessione - vista con gli occhi degli altri - viene spesso sminuita rispetto a quanto lo sia in realtà.


Pensare che, in alcuni Paesi, i ragni sono persino considerati una leccornia gastronomica!
Analisi psicologica

L'aracnofobia, come peraltro la maggior parte delle fobie, è strettamente correlata a disturbi - più o meno gravi - di natura prettamente psicologica: effettivamente, i piccoli aracnidi rei di ossessioni e incubi notturni rappresentano solamente un banale espediente verso cui rovesciare le nostre fobie. La dilatazione delle pupille alla vista della “bestia”, la pelle d'oca, la percezione che quel ragno lontano stia accarezzando la pelle, l'aumento della frequenza cardiaca ed il senso di nausea sono solamente frutto dell'immaginazione: nulla è reale. 

Riflettendo: come sarebbe possibile che questi piccoli animali possano arrecare danno all'uomo? L'aracnofobico non deve credere di essere un succulento bocconcino per il ragno: la paura è infondata. 
Leggendo quanto detto, è comprensibile che il primo pensiero di un soggetto affetto da aracnofobia sia: “facile dirlo!”. Anche in questo caso, deve subentrare la volontà di superare il problema: senza desiderio e volontà di guarire (dove il verbo “guarire” calza a pennello per esprimere al meglio il concetto, considerando che l'aracnofobia, per molti, è una malattia a tutti gli effetti), la paura dei ragni non può essere debellata.

Interpretazione simbolica del ragno

La figura raccapricciante del ragno, dalla testa enorme (vista tale dagli aracnofobici) e dalle otto zampette frammentate e sottili, è da tempo immemore simbolo di paura e terrore. Anche in questo caso, la domanda immediata è sempre la stessa: perché proprio il ragno
Certo, la proiezione della figura dell'animale ingigantisce il suo corpo esile creando veri e propri mostri d'ombra stampati su muri e soffitti, che si divengono i principi neri di sonni notturni inquietanti. Ciò nonostante, sta di fatto che il ragno “reale” che, timido, si nasconde nelle crepe dei muri e negli angoli più isolati della casa, è la vittima: l'uomo, che, pauroso, si copre il viso e trema alla vista della bestia, non si rende conto che il vincitore dell'eterna battaglia al mostro è proprio lui!

Secondo il pensiero di alcuni autori, è proprio dal ragno che tutto ha avuto origine, grazie alla sua particolare struttura fisica; per altri, invece, il ragno è un intermediario per l'aldilà.
Intrecciando l'analisi psicologica con l'interpretazione simbolica del ragno, idealmente è possibile scovare i motivi reali che scatenano l'aracnofobia.


La tessitura della tela simboleggia la creazione della vita: 

la paura della ragnatela, probabilmente, nasconde sia l'ansia della morte, che l'inquietudine di essere intrappolati in una rete dalla quale non si può sfuggire. 
Probabilmente, ciò che inquieta enormemente gli aracnofobici, è la laboriosità dell'animale nel costruire la sua tela, la pazienza mista ad intelligenza nell'aspettare la preda, e la caccia, dato che il ragno si nutre delle sue prede ancora in vita dopo averle paralizzate nella tela ed incastrate nelle sue infide zampette, non lasciando loro alcuna via di scampo. (!)

Aracnofobia ed interpretazione

Se l'aracnofobico in sé teme il ragno, la paura si può facilmente tramutare in vera e propria ossessione quando l'animale viene enfatizzato, e la fobia amplificata smisuratamente dai media e da credenze popolari e leggende che, di per loro, non hanno fondamento alcuno.
Nella simbologia, il ragno è definito una creatura imprevedibile, bizzarra, ambivalente, in cui nella medesima bestia regna sia il bene che il male.


Con ogni probabilità, l'aracnofobia è esagerata a dismisura da alcune culture: secondo quanto emerge da una credenza antica - tuttora considerata - l'anima può entrare ed uscire dalla bocca durante il sonno sotto la veste del ragno.


Nell'arte, alcuni dipinti raffigurano ragni giganti con il volto di donna: abbiamo visto in precedenza che la figura del ragno è in qualche modo correlata alla vita (atto di creazione). A tal proposito, la donna ragno simboleggia duplici significati opposti: l'umano e la bestia, la bellezza e la mostruosità, il reale e l'immaginario.


Per altri autori, l'aracnofobia esprime l'allegoria dell'alienazione di se stessi nei confronti del mondo; per altri ancora, la paura dei ragni è un semplice tentativo di allontanare involontariamente alcuni comportamenti - inconsciamente reputati erronei - del proprio ego.
Terapie psicologiche

Come abbiamo visto, l'aracnofobia miete un numero enorme di vittime. Tuttavia, come tutte le fobie e le malattie di natura psicologica, la terapia è possibile. Dato che per molti autori la paura dei ragni viene catalogata come una “fobia semplice” (classificazione effettuata sicuramente da persone non aracnofobiche), non esistono trattamenti farmacologici mirati, riconosciuti e legittimi.

Comune è la cosiddetta esposizione in vivo, terapia comportamentale consistente nel contatto ravvicinato dell'aracnofobico al ragno: il trattamento, dapprima puramente psicologico e successivamente effettuato anche sul piano pratico, dev'essere eseguito per gradi, al fine di trascinare il paziente proprio al limite dell'ossessione, toccando con mani l'aracnide che, beffardo, fissa la vittima.


In genere, la terapia ha inizio sottoponendo l'aracnofobico a domande mirate sulla sua paura, al fine di estrapolarne i motivi che l'hanno indotta: il più delle volte, il paziente non è in grado di dare una spiegazione precisa e sicura alla sua aracnofobia.


La fase terapica successiva consiste nel presentare fotografie di ragni all'aracnofobico; le sedute proseguono mostrando veri ragni, che li separano dal soggetto grazie ad un vetro. 


L'ultima fase, il livello di “pericolosità” più elevato per l'aracnofobico, nonché il più temuto, consiste nel toccare direttamente i ragni.

Generalmente, la cura dà buoni risultati per un breve periodo di tempo, pertanto sono consigliate terapie di “richiamo” al fine di evitare ulteriori ricadute.


Altri autori, sembrano preferire altri metodi chiamati “shock”, consistenti nell'esposizione improvvisa del ragno alla vittima aracnofobica.

Riflessioni

Senza dubbio un paradosso irrazionale, l'aracnofobia: la coscienza e l'intelletto non sono più in grado di gestire l'oggetto fobico. Il problema in sé non è rappresentato dalla paura dei ragni: il ragno, come già esplicitato più volte, è solamente uno stratagemma, una semplice scappatoia verso cui riversare ansia ed angoscia inconscia. 
Se il ragno fosse una scatola zeppa di paure, preoccupazioni ed inquietudini l'aracnofobico temerebbe comunque la scatola: il problema è che l'involucro, in sé, non crea paura, non scatena il danno, ma è il contenuto che genera ossessione. La scatola è apparenza: non ci si deve fermare alle apparenze, si deve scavare più a fondo, cercando di scovare il motivo attorno al quale rotea il tutto.

Alcuni esperti in materia sono convinti che l'aracnofobia affondi profonde radici nell'infanzia, la “tenera età”, periodo di vita in cui la forza mentale non è ancora consolidata e stabile. Le paure viste con gli occhi di un bambino vengono ingigantite ed enfatizzate: l'inevitabile conseguenza è l'assoluta incapacità di padroneggiarla, generando un senso di angoscia permanente ed ingestibile. È proprio in questo momento che nella testa del piccolo aracnofobico scatta involontariamente un meccanismo apparentemente difensivo, che consiste nel far ricadere la responsabilità dell'angoscia proprio nel ragno.
Se non si ricorre a terapie psicologiche, l'aracnofobia, inspiegabilmente, rimane un incubo che accompagna il malcapitato per tutta la vita.

Pensare che un antico proverbio inglese afferma: Se desideri amore e successo
lascia un ragno correre vivo
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Chissà se gli aracnofobici concordano…

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Tratto dal film: "Mamma ho perso l'aereo" AHAHAH


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Aracnofobia addio! Come non avere più paura dei ragni

L’aracnofobia è abbastanza comune, ma i ricercatori hanno scoperto che è possibile combattere e superare la paura dei ragni

LA PAURA DEI RAGNI

La paura dei ragni, scientificamente detta aracnofobia, è abbastanza comune e interessa sia uomini che donne. Nella maggior parte dei casi non si tratta di una fobia molto pericolosa e secondo gli scienziati può essere superata. Nello specifico i ricercatori ritengono che la sintomatologia si manifesti null’altro che con un’accelerazione cardiaca. E per questo può essere affrontata con il metodo del confronto diretto.

COME SUPERARE LA PAURA DEI RAGNI

I ricercatori della Sussex University hanno scoperto che esporre le persone alle proprie paure riduce la loro ansia. Gli esperti ritengono che tali scoperte potrebbero applicarsi alle più comuni forme di fobie. Le terapie attuali si basano sul confronto diretto con lo stimolo temuto. Ovviamente ciò può indurre i pazienti trattati a provare un significativo disagio emotivo.

IL TRATTAMENTO

I risultati, pubblicati nella rivista di Medicina psicosomatica, potrebbero costituire la base per un nuovo trattamento per le paure irrazionali. Il trattamento attuale è spesso prolungato e comporta una graduale esposizione agli stimoli. Ma la nuova ricerca dimostra che possono essere trattati in modo più efficace collegando la terapia computerizzata ai ritmi corporei dei pazienti stessi.
Il professor Hugo Critchley, presidente della psichiatria di Brighton e Sussex Medical School (BSMS) e investigatore principale, ha dichiarato “Molti di noi hanno fobie di un tipo o dell’altro – potrebbero essere ragni, clown o persino cibo. Il trattamento di solito comporta l’esposizione della persona alla paura, ma questo può richiedere molto tempo.”

LA PAURA DEI RAGNI E IL BATTITO CARDIACO

Il modo in cui rispondiamo alle nostre paure può dipendere dall’esposizione allo stimolo in relazione ai battiti cardiaci. I segnali di eccitazione corporea che si verificano con ogni singolo battito cardiaco possono modificare l’impatto emotivo di potenziali minacce. Ad esempio, se sperimentiamo le minacce durante un battito cardiaco, possono apparire più grandi.
In questo studio clinico, una terapia di esposizione computerizzata per l’aracnofobia è stata combinata con misurazioni online dei battiti cardiaci.
Per un gruppo di pazienti, le immagini dei ragni sono state presentate in contemporanea al battito del cuore. Mentre per un altro gruppo di pazienti sono state presentate immagini di ragni tra i battiti del cuore. Un terzo gruppo di controllo ha visto i ragni in modo casuale nelle sessioni di terapia. Sebbene ci sia stato qualche miglioramento tra tutti i pazienti, le persone esposte ai ragni durante il battito cardiaco hanno reagito meglio. Hanno infatti mostrato una maggiore riduzione della paura dei ragni auto-riferita, dei livelli di ansia e delle risposte fisiologiche ai ragni.

(FONTE: https://www.stile.it/2018/11/16/come-non-avere-piu-paura-dei-ragni-id-201280/)